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Io credo. Dialogo fra un’atea e un prete. Recensione

March 27, 2013

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Il libro della professoressa Hack e di Don Pierluigi Di Piazza lascia davvero sconvolti, per la totale inconsistenza religiosa di Don Pierluigi. Più che il dialogo fra un’atea ed un prete, sembra il dialogo fra un’atea forse possibilista ed un prete non credente.

Non c’è alcuna traccia della centralità di Dio fatto uomo, ma dell’uomo-dio misura di tutto, capace di vivere solo la sua dimensione materiale ed  immanente. Un dialogo dove manca la dimensione trascendente dell’umano (non certo per demerito della professoressa Hack…), dove tutti i problemi si riducono alla difesa dell’ambiente e degli animali. Don Pierluigi passa tutto il tempo ad inseguire la Hack senza mai contraddirla, quasi come se fosse il suo tappetino: è facile guadagnarsi il consenso dell’avversario quando continuamente gli si strizza l’occhio. Il dialogo fra diversi parte dalla diversità delle vedute che, nel ragionamento, possono ma non devono necessariamente incontrarsi. Tutta questa diversità nel libro non c’è. Nel libro non sono mai approfondite le Verità Ultime della Fede Cattolica, le Verità contenute nel Credo, vagamente ricordata Maria la Madre di Dio. Posso capire la Hack che è atea, ma Don Pierluigi non poteva incalzarla? E’ sempre d’accordo su tutto. Don Pierluigi può convincere un ateo a rimanere tale, non certo un ateo ad intraprendere un percorso di conversione. Un libro da leggere solo per capire quanto invece sia necessario vivere una fede viva e carismatica.

Ho apprezzato molto questo passaggio della Hack alla pagina 40: “Che questo (la nascita dell’universo) sia stato un processo naturale o che sia stato Dio ad averlo creato, nessuno lo può dire. Resta però la meraviglia. Ma spiegarlo con l’esistenza di Dio è troppo facile. La scienza spiega com’è fatto l’universo, ma non perché esiste l’universo.” Ed invece chiedersi perché esista l’universo ( senza pretendere di arrivare ad una risposta) è la cosa giusta da fare se, da esseri razionali, vogliamo aprirci all’infinita bellezza della Fede.