Gioia di vivere e fame di mondo

Questi giorni sono giorni molto interessanti per la nostra Italia. Domenica è domenica di Pentecoste e lo Spirito Santo dovrebbe ribadire la sua presenza nei nostri cuori e rianimare la vita di quel corpo unico che è l’umanità intera.

Domenica ci sono gli importanti referendum ai quali siano chiamati ad esprimerci. C’è all’interno della società italiana un demone che serpeggia da tempo e che riguarda ognuno di noi in ogni gesto della propria quotidianità.  Un demone che serpeggia nel nostro modo di relazionarci agli altri, di vivere i sentimenti, di vivere l’intimità con se stessi e con gli altri, di relazionarsi nel lavoro con superiori e sottoposti, nel modo in cui siamo presenti nelle nostre comunità.

In questi anni difficili da un punto di vista politico ed economico, la responsabilità che ognuno di noi deve con colpevolezza attribuirsi, ad esclusione quindi di chi ha avuto responsabilità di potere ed amministrazione, è stato proprio il rinunciare alla gioia e al piacere di vivere soprattutto nei momenti di difficoltà. In fondo l’età più bella che la nostra cara Italia ha vissuto è stato quando eravamo tutti “Poveri ma belli”, mentre la peggiore è quella dove tutti ormai siamo un po’ tutti  “Ricchi ma brutti”. Negli ultimi 10 anni ho cambiato 3 macchine, 5 case, 8 telefonini, 10 giacche, 30 camicie, 25 paia di scarpe ma non mi sembra di essere più felice di mio nonno che nel 1946 aveva l’età che ho io adesso, 5 figli, 2 guerre combattute, 0 lire in tasca.  Cosa non funziona in questo mondo occidentale infestato di integralisti materialisti e dove nella migliore delle ipotesi le persone colte ed evolute sanno proporci dibattiti od inviti per il voto sull’acqua? E’ di altra acqua che abbiamo sete, di un acqua che leva ogni sete e che non entra in nessuna bolletta dell’Alto Calore.

Manca oggi una visione dell’uomo che è sintesi di materia e di spirito, di bisogno di mangiare e di tornar a rimirar le stelle. Manca la visione trascendentale dell’uomo, perché l’uomo che trascende è un uomo che non è assoggettabile a nessuna signoria se non a quella di Cristo, nostro Salvatore, Unico Signore della storia a farsi servo per la salvezza delle sue pecore.

Conviene a tutti negare la dimensione metafisica dell’uomo, ai comunisti cosi come ai fascisti, ai venditori di morte come ai concessionari auto. “ Nelle auto prese a rate, Dio è morto” cantava un sempre splendido Augusto Daolio. E’ la dimensione materialistica dell’uomo che fa si che le cose importanti siano il prezzo dell’acqua cosi come quello della benzina, la rata del mutuo e le quotazioni delle azioni Fiat. In questo scenario che importa pensare al benessere della propria anima, di quella dei propri cari, di quella della propria comunità di appartenenza, di quella di tutti gli abitanti del condominio Terra? Conta vivere le buone maniere borghesi piuttosto che la scandalosa croce, come dice Padre Raniero Cantalamessa?

Il cancro del nostro tempo si chiama Fame di Mondo, come ricorda sempre Padre Livio Fanzaga, ovvero l’idea che prima della sacralità dell’unione con il proprio coniuge ci debba essere il livello del suo conto in banca, che prima che il disinteresse nel senso di David Hume debba esserci una valutazione dell’immagine sociale del nostro interlocutore. Eppure Cristo è nel barbone, nel disoccupato, nell’emarginato, nel malato di mente, nel drogato, nel divorziato, nel fallito. Persone che agli occhi del mondo devono essere ghettizzate non perché dimostrazione di un fallimento esistenziale, ma come simbolo di un mio potenziale fallimento che assolutamente non posso e non desidero vivere.

Altrimenti questa società come mi accetta, come mi consente di andare al mare, come mi consente di mangiare la pizza il sabato sera?

Diceva mio zio Orlando che su questa terra tutti vegetiamo: mi scandalizzavo ogni volta e protestavo per questa sua visione. Poi ho capito: quel che conta nella vita è l’amore che  hai dato e forse anche quello che hai ricevuto. E zio Orlando nella sua semplicità ha dato tanto: cacchio mi ricordo di lui ogni giorno eppure sono 16 anni che non c’è più!

E noi vogliamo vivere la vita da persone serie, perché come diceva Totò” Nuje simm seri, appartinimm a la morte”.

Invece viviamo in una società dove c’è paura della morte: per questo non è una società di persone serie. Concludo dicendo che in questi ultimi tempi ho vissuto un sacco di polemiche e tensioni per il modo di intendere la vita, ed il rapporto con la materialità. Per questo mondo non sono figo perché vivo ad Ariano Irpino, perché non ho la nuova Giulietta, perché avrò l’I-Phone solo quando riuscirò a rubarmelo a qualcuno che ne ha due, perché quest’anno non andrò in vacanza alle Seychelles ma rimarrò a guidare lo scassato pulmino dell’Ariano FolkFestival.

E’ vero, non sono figo: perché l’altro giorno sono andato con il coro della Chiesa(orrore!) a cantare al funerale di uno splendido giovane che il Signore ha voluto gelosamente solo per sé nella sua corte di Angeli, perché ho visto sul volto di una diciottenne coperto da un telo bianco in una pozza di sangue la bellezza di un altro angelo che il Signore ha voluto per sé, piuttosto che lasciarlo agli sguardi pieni di concupiscenza degli uomini che avrebbero potuta guardarla negli anni in cui lei sarebbe potuta essere uno splendido pezzo di figa su questa terra. Capovolgendo Edgar Lee Master, non è vero che nella morte questi due giovani sono stati vendicati: nella morte questi due giovani sono stati avvolti da un manto di luce accecante che li renderà custodi dei passi di chi li avrà conosciuti, e sicuramente saranno stati salvati dall’angoscia che invece riguarderà molti loro coetanei nei prossimi anni. Tipo: ma quest’anno lo scudetto lo vince l’Inter o la Juventus? Oppure: la nuova 500 come andrà sul mercato americano? Oppure: quest’anno grazie alla debolezza del dollaro, conviene andare in vacanza in California oppure a Margherita di Savoia? Il costume lo compro da Intimissimi o da Calzedonia? Molti dicono che sono un radical chic di destra: semplicemente sto vivendo seguendo la massima di Blaise Pascal. “L’uomo non può essere felice se non riesce a starsene chiuso in una stanza”. Ovvero se riesci a salvarti dalla logica di questo  pazzo e perverso mondo.

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3 Responses to “Gioia di vivere e fame di mondo”

  1. annalisa Says:

    Caro condivido la tua riflessione. L’uomo e’ attratto da cose inconsistenti, non c’e’ che dire!

  2. Castagno Says:

    Bell’intervento Antò… VENDILO!!!
    Con affetto Raffaele

  3. Antonio Romano Says:

    Caro Raf, ho trovato un editore di Agropoli disposto a pubblicare il mio primo romanzo…. si parlerà di Autostop…..

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