Un attimo … senza fine

Tutto è cominciato stamane al mio risveglio… Oggi 19 marzo è San Giuseppe, festa del papà.

Ogni anno il ricordo va  a quando ero piccolo e mio padre non c’era perché fan con mia madre della politiche familiari ispirate  a Marco Pannella ed Emma Bonino. Ma questa è una vecchia storia e manco ho voglia di raccontarla.

Ho pensato: sono passati quasi 30 anni. Se uno deve scontare l’ergastolo va a finire che esce pure dalla galera per buona condotta. Perché io devo rimanere ancora in carcere?

Io e mio padre nel 1976: la nostra unica foto insieme

Ed allora, forte della lettura del  favoloso “ Vivere riconciliati” regalatomi da Don Michele De Vincentis, ho pensato bene di affidare a Facebook questo mio pensiero pieno di ironia ed autoironia:

“Oggi San Giuseppe festa del papà… Auguri a tutti i papà, a quelli giovani alle prese con i propri figlioletti, a quei maschi che vorrebbero diventarlo e che mai lo diventeranno, ai padri che non ci sono più e ci guardano dall’alto, ai padri che hanno rinunciato ad esserlo in nome di altre famiglie ed altri figli… diciamo che è arrivato il momento catartico e terapeutico. Padri??? PRRRRRRR”

Una pernacchia catartica che vale più di mille rivendicazioni, mille polemiche,  mille dichiarazioni di buone ragioni: ed io so di aver avuto ragione, ma nessuna poi me l’ha data … e che devo fare? Maledire me stesso per sempre? E’ quello che forse avrebbe voluto il cornuto ma, da uomo di Fede, non posso più accettare e desiderare di vivere questo approccio.

In fondo come ho scritto al caro amico Fabrizio Procopio, il padre è colui che salva e protegge, non colui dal quale salvarsi o proteggersi. Questa riflessione può bastare per giustificare un percorso di ricerca di quell’unico Padre che è Colui che sempre protegge e salva. Quel Padre nascosto ma sempre presente, quel Padre tanto geloso di noi che vorrebbe averci solo per sé, quel Padre che fa si che nella nostra adesione a Lui si manifesti la più alta espressione della nostra libertà.

Gli scettici, i non credenti, i razionalisti potrebbero giustamente criticarmi e dirmi che quel che penso e vivo è una pia illusione, frutto di allucinazioni o deliri. Concludo dicendo che la vita del cristiano è basata sull’esperienza di Fede, su qualcosa che si vive e che si sperimenta nella quotidianità esteriore ed in quella interiore. Come potrebbe essere falsa una  dimensione di Gioia vissuta  che arriva a sintetizzare in sé i momenti più veri e pieni di senso della propria intera esistenza?

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6 Responses to “Un attimo … senza fine”

  1. info@delucauto.it Says:

    Son sicuro che sarai un grande Padre! lo dico perchè ti conosco… e perchè chi ha avuto poco o nulla, è l’unica tipologia di persone che può “sfondare” davvero! Chi parte da qualcosa, è già un grande uomo se riesce a difenderla! perchè nella stragrande maggioranza di casi simili…si è tanto più portati a polverizzare tutto!

    Un augurio a te…ed anche a me che son Peppino, ma mi chiaman Luca.

  2. emiliorex Says:

    Mi fa piacere, e nel contempo mi rattrista, questa tua narrazione dell’esperienza, si fa per dire, con tuo padre. Con il mio, scomparso quando avevo diciotto anni, è stato soltanto ricordo .
    Ricordo di qualche episodio , ricordo della malattia, ricordo del giorno della sua morte, ricordo dei ricordi di altri .
    Ed oggi, giorno nel quale più si sentono le mancanze dei padri, io mi sento solo , in mezzo alla famiglia che mi festeggia.

  3. Fabrizio Procopio Says:

    Io credo che il padre è quello da uccidere, non nell’accezione eliminatoria, ma nel senso di superamento, nel guardare a una persona che ha fatto il suo giusto corso, ha dato il suo contributo, grande o piccolo, alla storia degli uomini e di questo pianeta, con la misericordia del tempo che passa, che prima ti da e poi si riprende ciò che ti ha dato.
    Povero quel padre che vede nella propria uccisione per mano del proprio figlio la propria morte. Probabilmente è l’unica via per l’eternazione dell’io.

    “Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo…”

  4. Antonio Romano Says:

    Un grazie di cuore al toccante commento del professor Emilio Chianca. Mi ha preso come un groppo alla gola nel sentire la solitudine del padre che vorrebbe ancora per un attimo essere figlio.
    Un grazie a Fabrizio Procopio che ha analizzato bene il senso dell’Uccisione del Padre… Il mio problema è stato per una vita intera procurarmene uno per poterlo uccidere, ma non è stato possibile. Quando il dottor Squarcio mi disse che io sarei dovuto diventare padre di me stesso, ho scoperto chi potevo uccidere: me stesso!!! Con le armi dell’ironia, dell’autoironia, della compietas. Morire a me stesso per rinascere negli altri. Forse per questo sono sempre disposto ad aiutare gli altri. Per non aiutare quel mostro che sta diventando il mio io. Antonio Romà, ce stai a rompe er cazzo. Firmato Antonio Romano.
    Un grazie al grande Lucariello, amico grottesco e grottese, con il quale condividiamo insieme il desiderio di vivere la gioia più profonda. Con lui condividiamo l’ironia, il piacere delle grandi risate sguaiate, e quella cosa ca cum amma fa ci piace tanto….
    E poi sono responsabile della sua uccisione: Nduniù m’è cciso!
    Sono molto contento di questo giorno perchè in fondo stiamo ridendo di qualcosa che avrebbe potuto ferirci.
    E sono qui a rendere pubblici questi pensieri perchè il mio disagio è derivato 30 anni fa dalle persone che mi consideravano un alieno perchè figlio di divorziati. Oggi che, come diceva la mia dottoressa preferita, il clima è cambiato posso con gioia dire alle persone che mi hanno ferito che potervi parlare liberamente e non dovermi più nascondere è la mia più grande vittoria! Più importante di qualsiasi altra cosa abbia potuto fare.

  5. Anonymous Says:

    Romano, ti leggo con piacere. Qualche volta ho ‘ignorato’ la mail del blog, ma solo perché persa nello spam.. Un abbraccio, Roberto Buono

  6. roberto B Says:

    Romano, ti leggo con piacere. Qualche volta ho ‘ignorato’ la mail del blog, ma solo perché persa nello spam.. Un abbraccio, Roberto Buono

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