TERRONI: Tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del Sud diventassero “meridionali”. Recensione

Un libro particolare questo di  Pino Aprile, dove colpiscono la veemenza e rabbia dell’autore che, alla ricostruzione cronologica e logica dei  fatti e alla loro interpretazione storica, fa seguire polemiche inopportune  contro la Lega ed il governo Berlusconi, che sono fuori dalle intenzioni iniziali del libro.

In un libro sul Sud, le persone più citate sono Bossi, Gelmini, Berlusconi, Borghezio, Tremonti… come se il governo di oggi fosse la causa dei mali di ieri. Pino Aprile dovrebbe scrivere un altro libro e dedicarlo solo a Bossi e Berlusconi.

Vivo e lavoro in Irpinia e non ci sto a dare la colpa dei miei mali ai settentrionali:  loro hanno combattuto una guerra di conquista e l’hanno vinta in un’epoca in cui ovunque in Europa si lottava per far nascere gli stati nazionali in senso moderno come li conosciamo oggi. Come diceva Napoleone: “ Guai ai vinti!”

Ed il Sud certo è stato vinto: prima sul piano militare, ma poi sul piano ideologico e su quello politico.

Tutto il resto è conseguenza di una guerra persa non 150 anni fa, ma per 150 anni con tutta la vasta schiera di intellettuali e politici che, con il loro lavoro, mai sono riusciti a far decollare il Sud. Si sarebbe potuta combattere nei decenni a venire una guerra di indipendenza come gli algerini contro la Francia, ma i meridionali hanno poi preferito il bilocale alla Gallaratese, le vacanze al mare in Puglia venendo da Torino in Cinquecento, e un ridicolo accento del Nord con notevoli digressioni terrone.

La dove ha fallito l’ideologia risorgimentale,  ha vinto la diffusione dei consumi di massa di cui certo i meridionali non si sono mai sentiti esclusi. Poverini questi meridionali … che si vergognano di esserlo …

Il libro inizia in maniera magnifica, con l’enunciazione di una serie di vicende militari e delitti che hanno macchiato l’onorabilità dell’esercito agli ordini della casa Savoia. Come se la guerra dovesse essere un pranzo di gala e come se le guerre si vincessero con il valore militare dei soldati, piuttosto che con il ricorso ai loro più bassi istinti.  Come se i Savoia fossero dei gran signori invece che dei delinquenti che prima hanno favorito l’ascesa del fascismo e poi la sua caduta facendo sprofondare l’Italia nella guerra civile del 43-45.

Si parla nel libro a ragione, della necessità di recuperare il valore della resistenza dei Briganti, eppure il primo a parlare del  valore politico del Brigantaggio fu proprio Umberto Bossi  in una serie di comizi agli inizi degli anni Novanta. Non ho mai sentito un politico o un intellettuale di sinistra fare l’elogio dei briganti, ma dei guerriglieri palestinesi o sudamericani si… I film sui briganti si fanno, e poi scompaiono….. e non mi sembra che fra le video cassette dell’Unità ci fosse anche il film di Squitieri del 1999… spero di sbagliarmi.

Un libro con una visione manichea dove le colpe sono sempre di una parte (il Nord) e le ragioni sempre dell’altra (il Sud): una sorta di propaganda risorgimentale al contrario.

Mai che si accenni ad un merito del Nord e ad un demerito del Sud in questi 150 anni di unità d’Italia.  Si parla sempre delle crimanilità organizzate del Sud come elemento di freno allo sviluppo del Sud e mai che si faccia un cenno alla classe politica meridionale, con grosse rappresentanze a Roma e Milano, e che si alimenta del disagio del Sud per creare soltanto il proprio agio … Meridionali che sfruttano i meridionali: meglio farsi sfruttare direttamente da uno di Milano a questo punto. Sempre a citare la camorra e mai Antonio Bassolino, sempre a citare Berlusconi e mai le illegalità compiute dal governo Prodi per gestire l’emergenza rifiuti in Campania. E’ evidente quali siano le simpatie politiche dell’autore: un libro che si può ricordare più per la sua faziosità che per una proposta vera e facilmente implementabile per far si che il Sud possa effettivamente progredire.

Sempre a ricordare Napoli come capitale di un grosso e glorioso regno e mai a ricordare come Napoli da sempre sia il cancro di un Sud famelico ed egoista, capace solo a creare problemi e mai a trovare una soluzione ( Emergenza Rifiuti in Campania e Frana di Montaguto).

I problemi del Sud possono anche stare a Nord, ma come cittadini del Sud possiamo sperare solo di trovare le nostre soluzioni al Sud (ed in questo sono d’accordo con l’autore) senza incolpare nessun altro, anche se questo altro può avere tutte le colpe del mondo.

Ma quel che si osserva in molte aree del Sud è che la classe imprenditoriale che oggi dovrebbe gestire  il passaggio generazionale ed un nuovo approccio ai mercati internazionali, non riesce a vivere un passaggio generazionale proprio perché molta classe dirigente del Sud preferisce che i propri figli vadano via piuttosto che cimentarsi nell’innovazione e nella modernizzazione delle imprese private e delle istituzioni pubbliche. E’ colpa degli imprenditori del Nord e dei politici del PDL?

Non ho amato l’approccio di Aprile perché intellettualmente disonesto: compiaciuto al vittimismo e desideroso di alimentare sentimenti di astio e vendetta, scambiati per sete di giustizia e necessità di risarcimento. E’ evidente la radice culturale dell’autore, figlio di una generazione politica che deve sempre avere un nemico per poter affermare le motivazioni del proprio ragionare.

Non è l’antagonismo elitario né quello di massa l’antidoto ai mali del Sud, ma un approccio cooperativo ai problemi che metta insieme persone, aziende, istituzioni per condividere un progetto di rinascita economica e sociale che metta al centro l’approccio di mercato nella gestione delle aziende e dell’economia e che ponga al centro la sicurezza e la lotta militare non solo alle organizzazioni malavitose ma anche di quei partiti politici (TUTTI NESSUNO ESCLUSO) di rilevanza nazionale che occupano le istituzioni locali nelle diverse regioni del Sud per far si che il Sud non possa mai crescere.  Ma mi pare che lo spirito di collaborazione non sia un elemento distintivo della società meridionale.

Dove non sono riuscite le mafie con le calunnie, i proiettili e le bombe, sono riusciti  molti esperti di scienze sociali ed umane con le loro analisi, troppe volte finalizzate soltanto ad elevare il pessimismo a livello di verità assoluta e l’immobilismo culturale e sociale come garanzia della propria inutile sopravvivenza.

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2 Responses to “TERRONI: Tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del Sud diventassero “meridionali”. Recensione”

  1. Antonio Romano Says:

    ecco il servizio di Canale 58

    http://www.youtube.com/user/Michele4795

    Grazie a Valentina Bruno!

  2. Antonio Farinaccio Says:

    Sono quattro anni che ho aperto gli occhi per la prima volta, dopo
    un assenza di dieci anni in Italia con l’evento del’unione Europea
    pensavo che le cose fossero cambiate per il meglio ma al mio rientro in vacanza notai che niente di nuovo anzi le cose erano
    peggiorate. Per la prima volta ho voluto fare ricerche sulla cosi detta questione meridionale, cosi facendo ho trovato il sito di Nicola
    Zitara per puro caso. Da allora ne ho fatta di strada a parte terroni
    di Pino Aprile l’invenzione del mezzogiorno di Zitara sorprende per i suoi dettagli in che modo il vecchio regno e stato trucidato.
    Quello che colpisce di piu e il modo in cui abbiamo perso la memoria della nostra storia siamo non piu Due Siciliani ma meridionali la Sicilia magari ha mantenuto il suo nome malgrato
    l’occupazione subbita, ma noi, io Molisano di nascita ed altri che facciamo parte della zona continentale, Le due Sicilie e Borbone
    e sinonimo di arretratezza eppure non e vero.

    Molti pensano che il Rinascimento e un invenzione Toscana la verita e che con Federico II e stato il primo a interessarsi sui classici. Molti al sud danno colpa ai politici ho sentito altri che danno
    raggione alla lega e credono veramente che quello che dicono e vero. Un gran numero non sanno chi fosse Lombroso per me e inconcepibbile un museo del genere a Torino ci sono musei che
    meritano veramente dei fondi statali coime la Certosa di san Martino a Napoli oppure il museo Filangieri e sono chiusi.

    Quindici anni or sono venni in Italia con una visione romantica di
    un Italia ricca di opere d arti da sopra a sotto adesso mi rendo conto che il paese e incapace di sostenere un tale patrimonio e
    il sud perdera di nuovo. Musei chiusi siti archeologici abbandonati
    ferrovie allo sfascio Napoli che soffoca nella munnezza e criminalita
    con un indifferenza totale del resto del paese.

    Quello che manca e la consapevolezza della nostra storia non quella inventata dai Padani la consapevolezza della nostra unicita
    Il nostro antico regno era una realta non un ‘invenzione, settecento anni non si distruggono facilmente un popolo senza la sua storia non ha futuro e se centocinquantu’anni non sono bastati per unire un popolo ma sopra tutto negato il progresso bisogna cambiare strada e poi si vedra.

    Antonio

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