Musica e vicoli: la dimensione paesana della World Music Arianese

I potentissimi uomini del marketing AFF hanno ieri mandato agli iscritti Facebook il link allo splendido filmato sull’edizione 2008 del folkfestival.

Mi sono molto soffermato ad ascoltare l’immenso stupore che DJ Chantel ha da sempre dimostrato verso l’immensa ospitalità e naturale umanità di tutti i collaboratori del folkfestival.

Lui che gira il mondo per la musica sa meglio di noi tutti che Ariano è un posto unico al mondo.

Cosa rende incredibile ed unico nel panorama internazionale dei festival folk l’AFF è proprio il nostro modo di essere arianesi. In questi giorni sto frequentando con molta assiduità le strade del centro storico. Ritornando poi verso casa nella media periferia della città percepisco un grosso senso di estraneità e spaesamento nei luoghi che normalmente vivo durante l’anno, un po’ come il nonno di Titta in Amarcord di Fellini. Mi sento ormai sempre più a casa nelle vie del centro storico di Ariano: sarà perché ho vissuto qui la mia infanzia, sarà perché nei miei vagabondaggi invernali fra le sue strade trovo sempre mille ispirazioni. Ma è soprattutto perché vedo in questi giorni di festa cosi come durante i normali giorni dell’anno gente che da tutto il mondo sceglie di venire o addirittura di stare ad Ariano. Per le nostre vie non si odono solo le lingue dell’est europeo, ma anche accenti che subito ci portano con la fantasia alle ben più esotiche mete nordeuropee o nordamericane. In questi ultimi tempi sto incontrando sempre più spesso i nuovi arianesi di cui mi sto follemente invaghendo: gli arianesi di tutte le provenienze ed origini che pensano che Ariano sia un bel luogo da vivere, che sia un luogo magico nelle atmosfere, e mistico nelle vocazioni. Ariano deve sempre più aprirsi al turismo culturale sul modello che da qualche anno sta seguendo Calitri. Attrarre le elite mondiali sempre più stanche del turismo di massa e che vogliano stare qui in Irpinia non solo per apprezzarne le tradizioni che possono risalire ad una civiltà contadina povera ormai estinta, ma anche per poter godere stabilmente dei nostri luoghi e della nostra gente rimanendo connessi col mondo. E allora viva gli americani, viva i canadesi, viva i tedeschi e gli scandinavi che già sono stati o che vorranno venire a vivere e a contaminarsi con noi. In palio non c’è solo la rinascita di una provincia marginale all’interno della civiltà globale, c’è soprattutto la possibilità di nuove mescolanze, la possibilità che possano nascere nuove tradizioni, nuove alchimie fra popoli cosi come abbiamo capito che è accaduto durante i 14 anni del folk festival. Ariano deve diventare città della world music non solo per 6 giorni l’anno ma anche per i restanti 359. Spero che qualche amministratore locale capisca bene le implicazioni di questa prospettiva e che svolga il giusto ruolo istituzionale di catalizzatore di risorse ed energie locali cosi come i Red Sox fanno sin dagli albori del festival. Ariano non è conosciuta per essere il paese delle sagre: è conosciuto per essere il paese del Folkfestival, occasione di incontro nella musica, nelle arti, nel cinema, nella cucina.  Se vogliamo rinascere adesso abbiamo capito quale è la strada da percorrere. Mi ha detto oggi Don Pasta nel nostro viaggio dall’aeroporto di  Ciampino ad Ariano:” Voi tutti e Francesco Fodarella siete dei pazzi: fate la musica più bella d’Europa”. Ci vuole tanto per poter far dire.” Voi siete pazzi: vivete nel paese più bello del mondo!”?

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3 Responses to “Musica e vicoli: la dimensione paesana della World Music Arianese”

  1. Antonio Romano Says:

    dimenticavo il sito di Emma Basile

    http://www.portadoriente.org/

    Complimenti Emma!

  2. Stefano Mincolelli Says:

    Complimenti per l’articolo.

  3. Antonio Romano Says:

    Grazie Stefano!
    sei sempre gentile….

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