Riflessioni da ” Il Mondo che vorrei”

 

 

E adesso che sono arrivato

Fin qui grazie ai miei sogni

Che cosa me ne faccio

Della REALTÀ

Adesso che non ho

Più le mie illusioni

Che cosa me ne frega

Della VERITÀ

Adesso che ho capito

Come va il mondo

Che cosa me ne faccio

Della SINCERITÀ

E adesso

E adesso

E adesso che non ho

Più il mio motorino

Che cosa me ne faccio

Di una macchina

Adesso che non c’è

Più Topo Gigio

Che cosa me ne frega

Della Svizzera

Adesso che non c‘è

Più brava gente

E tutti son più furbi

Più furbi di me

E ADESSO CHE TOCCA A ME

 

Ho sempre amato Vasco Rossi, anche se non mi considero un suo fan sfegatato. Ho amato sempre di lui la bellezza della musica, e la profondità dei testi. Il fatto di essere persona lucida, capace di cogliere l’essenza delle cose, sia che si tratta di rapporti uomo donna, sia che si tratti di difficoltà esistenziali o del cosiddetto male di vivere.

Mi sono sempre in qualche modo identificato in questo ragazzo di montagna, che da giovane ha vissuto il disagio che deriva dal provenire da una situazione di emarginazione ed esclusione sociale o geografica. In questa canzone, si parla della difficoltà ma della necessità di conservare una propria idea del sentire e del vivere, volendo conservare una dignità ed un rispetto per sé stessi. La difficoltà di rimanere puri al cospetto del mondo. Ho sempre visto in Vasco Rossi il desiderio insopprimibile e secondo me mal celato di vivere una Fede vera ed autentica, anche se lui si ostina ad affermare il suo senso irreligioso. La sua idea di essere umano ed il suo discorso sul disagio esistenziale sono un’implicito anelito alla salvezza e alla Fede. Spesso trovo nelle parole di Vasco un forte elemento per alimentare la propria Fede. Sono cattolico fervente e non ho mai visto in Vasco il cattivo maestro: anzi ho visto sempre in lui la coscienza critica, il guerriero contro ogni forma di ipocrisia e moralismo, l’orfano della gioia e della serenità vera. Per questo penso che cosi come Vasco Rossi ha la possibilità e capacità di parlare a milioni di persone, interpretandone disagi e difficoltà, debba sentire in qualche modo l’opportunità come artista di considerare la ricerca della Fede come elemento comune di tutta la sua ricerca poetica.  Lui che nega spesso il valore della Speranza, in fondo è testimone inconsapevole della Speranza stessa.

Lui che parla del mondo e della sua immanenza, in fondo è il poeta della trascendenza e della totalità dell’Essere. E’ da tempo che sento in lui questo, e per questo gli sono molto grato.

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