Aooo l’americani sso fforti!!!

Si, tu parlavi difficile

come fa l’Europa quando piove

e si rintana a dipingere

le isole del sogno

io non sapevo risponderti

perchè ascoltavo la pioggia.

Paolo Conte, Blue Away

Ho sempre adorato il tempo uggioso, la nebbia, la pioggia, il freddo. Sarà che sono irpino fino al midollo, sarà che ho nostalgia per Milano ed i miei vent’anni quando vivevo vicino San Siro (sembra quasi una canzone di Vecchioni….)

Associo la nebbia allo stare dentro in casa o in ufficio, allo studio e all’impegno professionale. Molti di voi diranno: ”Che palle!!! Non sarebbe più bello una spiaggia, il mare, una bibita, le ragazze che passano in costume?” Si avete ragione, ma purtroppo sono nato di lunedi e sono un ariete energico ma spesso malinconico. E quando l’estate finisce non riesco ad essere triste, ripenso ai miei libri, al viaggio e mi sento sereno. Il viaggio che non necessariamente deve durare 3 settimane e coprire 10000 chilometri. Può anche durare 1 ora per raggiungere una meta a 30 chilometri.

Vedo la pioggia e mi ricordo i miei vent’anni a Milano passati sui libri di economia. La massima trasgressione di quegli anni si chiamava Jack Kerouac. I libri presi in prestito alla biblioteca rionale Harar di Via Albenga a Milano, letti tutti di un fiato. La biblioteca pubblica era  l’unica possibilità di lettura, perchè i soldi erano scarsi. L’oggetto del desiderio era l’opera completa del nostro di Lowell edita con “ I Meridiani” della Mondadori. All’epoca costava davvero un sacco di soldi, ho potuto comprarla solo 10 anni dopo.

Le letture di quegli anni hanno determinato i viaggi fatti fra i 20 ed i 28 anni, il modo di intendere la vita ed i rapporti. C’è stata una fase della vita dove ho pensato di abbandonare la vita errabonda, ma poi capisci che certe cellule cerebrali hanno una vita propria e, come una cometa, tendono a riapparire a distanza di molti anni. A 33 anni, con uno studio da portare avanti, con un’idea di business da volere affermare, diventa difficile ritornare a fare il vagabondo, francamente perché non voglio più. Siamo comunque determinati dal nostro luogo, dalle nostre tradizioni, dalla famiglia, che ci piaccia o no. Diversamente uno dovrebbe rinnegare tutto il proprio passato e, alla fine, se stesso completamente.

Gli ultimi anni li ho dedicati al ritorno alle origini, alla terra, all’Irpinia, agli amici, al dialetto.. Ma poi mi capita di avere fra le mani il libro di Timothy Ferriss e capisci che il tutto si ricompone. Un libro di Sviluppo Business e di Crescita Personale che è stato ispirato addirittura dal mitico “Vagabonding” di Rolf Potts. La bibbia per i viaggiatori ed i vagabondi: uno dei libri ai quali sono più affezionato.

L’amico Dimitri dice che il libro di Ferriss si inserisce nel filone fortunato dei libri motivazionali, quasi come se fosse un manuale sull’autostima, che deve il suo successo alle cose che scrive e che in qualche modo i lettori vogliono sentirsi dire.

Ho polemizzato più volte con l’amico Dimitri davanti al bar ma forse, come un giorno mi scrisse in una mail Roberto Saviano, leggere i libri è questione di umori e stati d’animo.

Sono comunque grato all’amico Armando, che invece ha avuto il piacere di introdurmi al mondo del coaching e del networking, aprendomi ad un filone di letteratura che mai avrei scoperto.

Mi viene in mente la celebre distinzione fatta da Bruce Chatwin fra umanità nomade ed umanità stanziale. Tim Ferriss non può che essere apprezzato e compreso da gente nomade nell’animo, aperta ad ogni possibilità dell’intelletto, soprattutto a quelle che si riconoscono come estranee al proprio abito mentale ed al proprio vissuto. In questo i chilometri percorsi in vita centrano relativamente. “Ahi settembre mi dirai, quanti amori troverai!!!” cantava Alberto Fortis; ed i miei amori settembrini sono sempre amori di carta, facilitatori di processi mentali sotterranei che da mesi vivono ormai una vita propria.

In un periodo come questo di montante inquietudine, Tim rappresenta per me la sintesi del mio orizzonte di vita possibile. Lo ringrazio per l’invito alla concentrazione sulle cose che danno soddisfazione, sulla necessità di far pulizia nella propria vita delle cose o situazione dalle quali è meglio liberarsi. Vi rimando alla recensione completa del libro su IBS.

Mi rendo conto che certi prodotti editoriali non possono essere completamente capiti in un paese diverso da quello dell’autore. Pensando a Rolf Potts, a Timothy Ferriss, a Jack Kerouac, Jon Krakauer, mi viene in mente un tormentone di qualche mese fa dello stesso Dimitri. “ aooo l’americani ssso ffforti!”

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