Legambiente e Confcommercio: Rapporto sul Disagio Insediativo

Alla TV ho sentito con molta poca attenzione del rapporto di Legambiente e Confcommercio sul disagio insediativo in Italia: al seguente link il rapporto. Leggere queste informazioni fa sempre molto poco piacere. Sono in vacanza in un piccolo paese della mia Irpinia che tanto mi ricorda il paesino inglese alle porte di Londra dove lavoravo tre anni fa.

Sono ospite del parroco, mio amico di infanzia e compagno di scuola alle elementari e le medie: gli amici che non perdi mai. Proprio ieri sera parlavo della necessità dell’ottimismo in un contesto dove non c’è da stare allegri. L’ottimismo diventa elemento necessario per valutare la possibilità di una qualsiasi forma di intrapresa economica. Anche in questo paesino vedo che l’ADSL funziona abbastanza bene. Allora perché non approfittare della serenità dei luoghi per trasferirsi qui a lavorare? Ci sarebbe spazio per letterati, filosofi, giornalisti, consulenti freelance, ingegneri informatici, stilisti, creatori. Il problema forse non sarebbe il tempo di lavoro, ma il tempo libero? Questa la sfida per i paesi nel secolo XXI. Ripensarsi e inventarsi: non può essere l’agricoltura o l’industria il settore che possa trainare il rilancio. Come più volte detto e come purtroppo i fatti ci hanno insegnato, le terre marginali corrono il rischio di diventare sempre più marginali in un processo di causazione circolare e cumulativa, come insegnano gli economisti dello Sviluppo. Nonostante in Italia domini comunque la megalopoli del Nord che va dal Piemonte al Veneto, secondo la definizione del Professor Giuseppe Berta della Bocconi di Milano nel suo “Nord”, l’Italia dei comuni minori ha sempre qualcosa da dire. Non può essere la riscoperta delle radici storiche né la celebrazione del passato il modo per far rinascere un paese. Anni fa sono stato a Caprese Michelangelo. Al museo c’ero solo io, e nel paese c’erano 4 persone. La necessità è che i comuni facciano rete in un determinato contesto territoriale come mi capitò già di dire in un mio vecchio articolo che qui ripropongo:

 

http://dottorantonioromano.wordpress.com/2008/01/14/l%e2%80%99irpinia-puo-vivere-un-percorso-di-rilancio-e-crescita-economica-e-commerciale/

 

In fondo una provincia di 400 mila persone non è diversa da una città di 400 mila persone. C’è minor congestione, c’è maggiore commistione fra insediamenti umani e natura, c’è una qualità diversa della vita. Spero che il concetto di Rete torni nel lessico dei geografi e dei pianificatori territoriali, e diventi elemento di discussione e di dibattito, ma soprattutto di politiche coraggiose ma sostenibili, finalizzate ad una diffusione capillare dello sviluppo economico.

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