In una notte di quasi primavera…

Ho in mente Pablo Neruda e la sua passione condivisa fra l’amore e la politica. Due grandi passioni che animano da sempre la mia anima. Da sempre. Come un fuoco che brucerà fino alla fine dei miei giorni. È da tempo che mi sono chiuso a riccio al cospetto del mondo: per mesi ho diffidato del fatto che nel tempo cronologico potesse esserci il sentiero che portasse alla realizzazione della mia persona. Una realizzazione che passi necessariamente per la realizzazione degli altri.

Ma poi basta una serata di musica, un’atmosfera e accadono cose impensabili, come l’incontro con persone che neanche sai che possano esistere.

Persone che da quel momento in poi non possono non far parte di te per sempre. Non è questione di possesso o di tempo condiviso, è questione di Essenza ed Identità. Le parole allora incominciano a rincorrersi, le emozioni a non fermarsi più, gli sguardi ad incatenarsi e a desiderare di non sciogliersi più. È il miracolo del risveglio alla vita che reclama il suo spazio, non curante di paure e delusioni, amarezze e vita vissuta, fantasmi e dolori. Al cospetto della meraviglia siamo tutti come dei fanciulli, ed il senso del mistero avvolge ogni attimo, ogni respiro, ogni manifestazione dell’anima. Ci si scioglie come neve al sole, sapendo che dall’acqua potrà nascere nuova vita.

Questo post mi è stato ispirato dalla visione della scena finale di “Nuovo Cinema Paradiso “dono inestimabile, in una notte passata fra il telefono ed il PC, da parte di chi non sa di detenere le misure della mia anima.

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