Poveri ma belli, i nostri Anni Cinquanta

Ho finito da poco di leggere un libro molto prezioso, uno di quelli saggi che vanno subito fuori catalogo e che uno trova o in una libreria Remainder o in un angolo di qualche preziosa libreria.

Capita sempre più spesso che quell’angolo di paradiso e di silenzio che è la Libreria Guida di Corso Europa ad Ariano del grande Dino Ciccone abbia fra gli scaffali qualche perla. Altro che mezza libreria, come qualche pseudo intellettualoide irpino bollò qualche anno fa sul Corriere del Mezzogiorno.

E questa perla si chiama “ Poveri ma belli” di Marta Boneschi edito da Mondatori nel 1995 e che oggi non trovate manco su Internet. Come dice il grande Dino, la saggistica si compra subito, altrimenti non si trova più.

 

È una ricostruzione storica per quel che riguarda la politica, l’economia, il costume di quel periodo mitico che sono gli anni Cinquanta in Italia. Anni lontanissimi che pochi ricordano, presi come siamo dalla rievocazione o mitizzazione degli anni Sessanta o Settanta. Amo molto gli anni Cinquanta forse perché nel 1950 è nata mia madre, forse perché 1950 di Amedeo Minghi è una delle canzoni che mi piacciono di più, o forse perché negli anni Cinquanta i miei nonni avevano più o meno l’età che io ho oggi. E dato che mi sento idealmente più vicino alla generazione dei miei nonni piuttosto che a quella dei miei genitori, ecco spiegati il mio amore e la mia ammirazione per questo libro.

Gli anni Cinquanta sono per i trentenni di allora gli anni della ricostruzione, della speranza, del lavoro, della prospettiva di vita. Subito ci si rende conto che queste espressioni sono un po’ retoriche o discorsive, essendo quegli anni anche gli anni della repressione poliziesca ad opera di Mario Scelba di ogni antagonismo politico ad opera della neonata Polizia Celere.

Sono gli anni in cui alle difficoltà politiche di realizzare una democrazia compiuta si risponde con la violenza poliziesca, con l’emarginazione sociale, con l’emarginazione politica.

Nel 1951 cosi come a Genova nel 2001, in Irpinia nel 2008 la repressione armata è la dimostrazione che la rappresentatività delle istanze di classi di lavoratori, professionisti, liberi cittadini è limitata dall’esercizio arbitrario della violenza di Stato. Quanto tempo ancora dovrà passare in Italia perché ci sia un effettivo amore per la democrazia e le sue libere ma responsabili istituzioni?

Sono gli anni dell’industrializzazione forzata e dell’urbanizzazione selvaggia che hanno per sempre segnato il destino delle nostre metropoli ed il volto delle nostre campagne, ponendo le basi per quella contrapposizione fra Centro e Periferia che ancora oggi caratterizza l’Italia tutta dal Nord al Sud. Sia che si parli di Digital Divide che di strade, di reti ferroviarie che di gestione dei rifiuti.

L’Italia contadina non ha più amato le sue campagne che sono diventate o buen retiri per artisti di fama mondiale o oggetto di rabbie e nostalgie da parte dei migranti di oggi come di ieri.

Gli anni Cinquanta sono gli anni in cui si pensa di addomesticare le masse attraverso i consumi di massa piuttosto che attraverso la cultura, l’emancipazione, la mobilità sociale, l’affrancamento.

Quando non riesce la Televisione a plasmare il paese secondo un modello di sviluppo culturale non sempre condivisibile ci deve per forza riuscire il manganello.

Un’epoca in cui si sono poste le basi per la distruzione del paesaggio e la creazione di enormi ricchezze non facilmente condivisibili da un punto di vista morale, per il conformismo culturale e politico, per la scarse possibilità di uno sviluppo armonico, equilibrato, pacifico. Sono infine gli anni delle esasperate pressioni della Diplomazia Americana sulla Politica Italiana, e gli anni in cui la Politica Italiana ha incominciato a dare una pessima prova di sé per quel che riguarda la capacità di cogliere le occasioni di crescita e sviluppo stabili che avrebbero potuto portarla ad essere il grande paese che oggi tutti noi vorremmo che fosse l’Italia.

Gli anni dove si sono poste le basi non per una completa ricostruzione materiale e morale ma per arricchimenti e creazione di centri di potere.

Ho notato grossi paralleli fra i 50 e i primi anni del XXI secolo, gli stessi tratti caratteristici di un popolo che stenta a metabolizzare la modernità e a farla elemento di distinzione e propulsione sulla scena culturale.

Chissà quanti anni ancora ci vorranno per far si che le legittime aspirazione di una nazione gloriosa come la nostra possano trovare realizzazione. Complimenti vivissimi all’autrice per la freschezza della prosa, per l’umorismo che spesso pervade le pagine, per i continui riferimenti a personaggi ed atmosfere certo lontane ma che sicuramente possono far meglio intendere alcuni aspetti che caratterizzano l’Italia di oggi. Spero che prima o poi l’editore di decida a ristampare l’opera e che il mondo culturale italiano cerchi finalmente di inquadrare quel periodo storico nella giusta cornice, superando inutili e sterili contrapposizioni ideologiche, cercando di trarne le giuste risposte a molte domande ancora oggi attuali.

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2 Responses to “Poveri ma belli, i nostri Anni Cinquanta”

  1. catarsizzarsi Says:

    Ciao antonio, sono daccordo con te con le considerazioni sulla grande libreria guida, anche io faccio sempre ottimi acquisti da dino, c’è da dire come una canzone attuale “meno che silvio c’è”, in questo caso meno male che dino c’è. forse gli anni 50 sono stati gli anni della speranza e del cambiamento soprattutto dopo la guerra, dove tutto sembrava distrutto e c’era tanta voglia di strafare, mentre i nostri giorni, sembrano molto più spenti, dove le generazioni si abbandonano al niente e non riescono ad attaccarsi a nulla, neanche un hobby, x dire tra i ragazzi di prima dove il calcio sembrava spopolare (un esempio molto banale), adesso sembra assente, per non parlare del resto. ma prima o poi ci sarà una grande crescita, almeno spero.

  2. Gaetano Calabrese Says:

    caro antonio, grazie per la segnalazione, sto scrivendo un po’ di cose con la mia intelligenza in merito, anzi ho degli appunti magnifici originalissimi e credo di estrarre qualcosa di buono nei prossimi mesi. non mi hai fatto sapere per l’aiuto DVD x mia voce, ricordi?telefonami e ne parliamo, ti auguro buone cose , ciao devo correre a scuola, gaetano calabrese poeta errante dell’irpinia-

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