La Buona Novella. Meditando su un pezzo di Fabrizio De Andrè

Oggi pomeriggio dopo pranzo, prima di riprendere a lavorare, mi sono messo ad ascoltare un po’ di musica scaricata da Internet. Avevo tempo fa scaricato un sacco di musica del Divo Fabrizio ed è rimasta li senza che io degnassi della minima attenzione. Mi sono messo ad ascoltare la “Buona Novella”: un disco che non avevo mai ascoltato con attenzione.

Mi sono imbattuto nel pezzo intitolato “Le tre madri” dove le protagoniste sono la Madonna e le madri dei due ladroni, Tito e Dimaco.

 

Madre di Tito:
“Tito, non sei figlio di Dio,
ma c’è chi muore nel dirti addio”.
Madre di Dimaco:
“Dimaco, ignori chi fu tuo padre,
ma più di te muore tua madre”.

Le due madri:
“Con troppe lacrime piangi, Maria,
solo l’immagine d’un’agonia:
sai che alla vita, nel terzo giorno,
il figlio tuo farà ritorno:
lascia noi piangere, un po’ più forte,
chi non risorgerà più dalla morte”.

Madre di Gesù:
“Piango di lui ciò che mi è tolto,
le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora,
che vedo spegnersi ora per ora.

Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama – Nostro Signore -,
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.

Per me sei figlio, vita morente,
ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.

Non fossi stato figlio di Dio
t’avrei ancora per figlio mio”.

 

 

 

Sentire De Andrè, la sua voce è sempre una grande emozione. Ma certo serve analizzare quello che per me rimane l’errore di fondo del padre spirituale della mia adolescenza nell’impostare il lavoro poetico ispirato ai Vangeli Apocrifi.

Le madri dei ladroni si lamentano con la Madonna del fatto che i loro due figli non risusciteranno diversamente da Cristo che nel terzo lascia vuoto il Sepolcro.  La Madonna piange certo il figlio, ma piange il Figlio dell’Uomo non una creatura qualsiasi. Sembra quasi che le madri dei ladroni, siano invidiose per il fatto che il loro figlio sia Dio. L’Invidia dell’Uomo nei confronti del Creatore è forse il Male più profondo radicato nel cuore dell’uomo. L’uomo non accetta di essere mortale, non accetta di essere creatura, non accetta di non essere Dio. Eppure Lui ci ha voluti a sua immagine e somiglianza, cocreatori della Realtà Terrena e Storica e responsabili ognuno di noi del proprio destino eterno. L’uomo non accetta neanche di essere peccatore o meglio, di dover sostenere il peso dei propri peccati e chiedere perdono a Dio delle offese arrecate e di poter liberarsi attraverso la Confessione.

 

Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama – Nostro Signore -,
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.

 

Sembra a De Andrè che il cristiano creda in Cristo per lenire la sua assurda condizione di essere misero ed infelice, per alienarsi dalla realtà e cosi cercare quell’oppio necessario allo stordimento spirituale che gli consenta di non pensare alle proprie insostenibili miserie.

Il sacrificio del Figlio Prediletto sarebbe un inutile spreco, sarebbe un eccesso di zelo nei confronti dell’Umanità. Il Sacrificio di Cristo è il dono che il Padre fa all’umanità: i doni sono la corretta percezione della Verità, del Senso dell’Uomo, della vera Felicità. L’obiettivo è perdere il senso di smarrimento che attanaglia l’uomo,  è donargli la gioia vera.

 

Finisco il post con il Vangelo di Luca (23,33-43). Rappresenta le due possibili predisposizioni dell’uomo al cospetto del Mistero di Cristo. Altro che figure marginali del Vangelo. I Due ladroni rappresentano la scelta di campo che può fare l’uomo: Credere a Cristo o non credere a Cristo.

 

33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l`altro a sinistra. 34 Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. 36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell`aceto, e dicevano: 37 “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 38 C`era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. 39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. 40 Ma l`altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio, bencé condannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. 42 E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. 43 Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

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4 Responses to “La Buona Novella. Meditando su un pezzo di Fabrizio De Andrè”

  1. fabrizio Says:

    Un bel post, non fosse altro per la riflessione. Capita poco di imbattersi in discussioni e analisi. Avrei molto da dire, mi appassionerei perdutamente nel bosco del discorso accarezzando a palmi aperti ogni albero, ogni argomento. Però dovrei disporre di un tempo sufficiente che in questa fase della mia vita (purtroppo ma anche per fortuna) non ho. Non escludo di trovarlo nell’immediato.
    Volevo però lasciare traccia della mia fugace lettura.
    Resta un grosso grazie sentito ad Antonio per lo spunto di notevole interesse.

    fabrizio

  2. alfonso Says:

    carissimo
    siamo nella piena stagione della redenzione. oggi è martedì.
    fra qualche giorno si compiranno i misteri della nostra salvezza.
    noi siamo qui, con gli altri.
    ognuno a sentire le cose da un luogo del suo corpo
    magari da un corridoio dell’anima.
    grazie a de andrè che ha fatto sentire dalla sua postazione
    una profondità che forse diversamente, da altre alture, non avremmo avvertito così scorticante.
    mel gibson ci ha dato un’informazione visiva ulteriore di quel figlio dell’uomo. grazie a loro abbiamo capito il servo di Jahvé meglio, con più profondità ed emozione ci siamo avvicinato a ciò che pensavamo di sapere.
    e non è poco. nonostante gli errori teologici.
    un abbraccio
    alfonso

  3. lucia Says:

    grazie!

  4. Anonymous Says:

    finalmente! cibo per l’anima e per la mente….. anch’io mi sono confrontato e continuo a riflettere su questo testo meraviglioso, che apre mille spazi di lettura e di arricchimento. Quello che mi rimane sempre nel cuore e’ la tenerezza per Maria, madre universale, che qui e’ descritta come mamma vera, tormentata dal dolore che tutti noi umani possiamo capire e conoscere. Ancora una volta, leggo la grandezza del dono della fede nel Cristo che si e’ fatto uomo, come me e come tutti, ed ha condiviso il nostro percorso con semplicita’ e con la grandezza del dono di Dio che Lui e’ per tutti noi. A imagine e somiglianza, ma ci rendiamo conto della grandezza di queste parole?

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