Ariano che ritorna…

Ho pensato al titolo di questo post pensando ad un vecchio libro di Nicola Savino, ovvero “Ariano che se ne va”…. È un libro che ho nella mia biblioteca dalla mia infanzia e parla di Ariano che muore……Per questo, sin da piccolo, ho sempre pensato ad Ariano come ad un’entità morente. Pian piano sto scoprendo a trent’anni suonati che in realtà Ariano è una realtà viva che molti ci invidiano. Viva nell’arte e nelle professioni, nella cultura e nella socialità.

 

Stamane la giornata è iniziata con una telefonata all’Assessore alla Cultura del Comune di Ariano, chiedendogli gli ultimi ragguagli per l’evento clou del fine inverno arianese: Bruno Canino che suona in serata ad Ariano Irpino!

Per gli amanti del Rock e della musica leggera in generale, come se fosse venuto Sting o Vasco Rossi a fare un concerto ad Ariano. Il più grande pianista classico vivente al mondo ad Ariano!!! Il mio paese che non ospita solo i musoni, i celerini e gli accidiosi arrivando quindi a somigliare un girone dell’Inferno Dantesco, ma il mio paese che vuole somigliare sempre più a Parma o a Verona, Heidelberg, Odense.

Classicariano, voluta dall’Assessorato alla Cultura, sta diventando una rassegna di tutto rispetto, un palcoscenico per molti artisti di fama mondiale. Eppure i soliti maligni del piffero dicono che sia per un numero ristretto di signore in pelliccia di Ariano: a dire il vero fra questi ho visto anche due coniugi di Napoli che ormai vengono solo per ogni appuntamento di Classicariano! E ci sono poi un sacco di giovani.

Un favoloso concerto di Bruno Canino in duo con il violinista spagnolo Joaquin Palomares. Musiche del imperituro Mozart, di Francis Poulenc, di Joaquin Rodrigo, di Johannes Brahms.

Cosa posso dirvi? Che mi sono emozionato: ad un certo punto ho avuto i brividi e le lacrime agli occhi! Un’esperienza emotiva e musicale a dir poco sconvolgente! La cosa favolosa è stato vedere alla fine i musicisti raggianti nei confronti del pubblico arianese. Segno che gli Spettatori del Museo Civico non deludono mai le aspettative degli artisti che si esibiscono e testimonianza della Sinergia Magica fra pubblico e musicisti.

Un infinito plauso va all’infaticabile Assessore Ico Mazza, non tanto per l’organizzazione della Rassegna ma per la sensibilità, l’umanità, l’umiltà di questo professionista prestato alla politica.

La politica che trova linfa ed energia nella società civile, come dovrebbe essere sempre. Il Dottor Mazza è l’arianese come vorrei che fossero tutti gli arianesi: una persona di grande spessore che si impegna con generosità ed umiltà per il bene del paese. Grazie a lui stiamo godendo negli ultimi anni di ore indimenticabili di grande musica. Sono inoltre rimasto oltremodo scosso dal suo omaggio alle donne in questo Otto Marzo, ricordando in maniera perfettamente antiretorica le donne di Ariano e Savignano, le mogli degli operai morti a Molfetta, la mamma di Gravina……

Ariano merita il riscatto e penso che già lo voglia vivere. Un evento come Classicariano e tutto il lavoro che c’è dietro è la testimonianza non di quello che potrebbe succedere, ma di quello che sta già succedendo.

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6 Responses to “Ariano che ritorna…”

  1. catarsizzarsi Says:

    inutile dire che hai ragione antonio, se posso aggiungere un altra cosa ti ammiro veramente tanto, dai tuoi blog capisco che sei una persona veramente speciale, ci vorrebbero molti più arianesi come te. se ti fa piacere visita il mio blog ti lascio il link http://cittadiariano.it/blog/catarsizzarsi/

  2. AR Says:

    Ariano che cresce sempre più nel tempo…..
    Sono davvero fiero del mio paese…..

  3. Robert Cuoco Boston Masschusetts Says:

    Ciao Antonio:
    Anche io sono fiero che il mio genetori veneva da Ariano- e una bella Paese –

    Roberto

  4. catarsizzarsi Says:

    antonio approfitto del tuo blog x contattare questa persona. robert se puoi contattami via e-mail il mio indirizzo è catarsizzarsi@libero.it

  5. vittoriodantuono Says:

    UNA LETTERA SINCERA

    Nelle strade deserte tra case scrostate intrise d’umidità cronica, tanto cronica da farsi necessaria, s’apre il largo d’un paese. Semideserto da più punti di vista. E lo amiamo, legati al campanile dal famosissimo elastico, quello che più ti allontani e più velocemente ti riporta indietro.. Sono stato tanto tempo a girare in tondo, a guardare dalla porta a vetri d’un bar quello che succedeva intorno senza partecipare, compiacendomi della mia critica ironia. Ma poi tutto nasce da lì, dal cancro della terra, dalla discarica, dalla terra della mia eredità affettiva. Nel tempo, col poco che potevo ho spostato lì la mia residenza, ho risollevato palizzate e riaggiustato tetti, percorso quei tratturi polverosi ed allevato cavalli in quella terra, cercando di darle un minimo di quello che lei, nonostante le ferite inguaribili, aveva dato a me nei miei ricordi mai sbiaditi di bimbo e di adolescente. E’ stato un viaggio di maturazione, di comprensione del silente ma mai immoto gioco degli elementi naturali. All’ombra della discarica per un anno, ho visto l’acqua del Lavello scorrere melmosa a rosicchiare ancora un pò gli argini bassi. Ho imparato a scavarmi dentro e farmi delle domande.L’ho fatto grazie alla mia unica amica e compagna, che mi ha incoraggiato, aiutato, spesso sostituito. La sera di ritorno a casa guardavo dal castello quella terra, riconoscendola dalla luce sul campanile di Monteleone, rifiutandomi di identificarla nel buio dalle tre luci della discarica. Ho visto i contadini tristi e amari, coi pugni chiusi e ho vissuto con loro per un anno, condividendone quotidianamente le gioie e i dolori con una curiosità ed uno zelo mai provato prima. Ho visto il mio puledro nascere all’alba mentre una comunità festante si complimentava con me come se fossi suo padre. tra ortiche e sterpi ho dimenticato quella voragine nell’anima cucendo con la mia nuova quotidianeità le ferite decise in me dai Grasso,De Mita, Bassolino, De Simone di turno. Cosa è stato fatto della mia terra senza che io lo chiedessi, senza che io lo volessi? Cosa è stato dei miei compaesani dai corpi scempiati dai tumori, dalle viscere ulcerate, dai polmoni in metastasi, dalle gole tracheotomizzate? “La risposta è nel soldo” gridava Jhon Goodman mentre picchiava Clooney con un bastone in “Brother where art thou?”.. L’elogio funebre di Tommaso Vitale suona cupo come una condanna: “E dovevamo solo noi arianesi restare immobili spettatori in mezzo a questo lodevolissimo affannarsi di patrie glorie?” Nel 1909, quando fu edito, l’autore diceva “no signori, no.” E invece dopo cent’anni anche nei quindici giorni agostani di apparente semi risveglio dal torpore “a me signori, quegli esseri brulicanti sul dorso del castello nelle notte serene d’està sembrano esseri indistinti sul dorso d’un leone, più che addormentato, morto addirittura, e per sempre”. E finchè non vedrò uno come i “cafoni” che odiamo, i soli che abbiano la coscienza reale del territorio, mani sporche di terra e unghia spezzate, non riuscirò a credergli. Ti abbraccio. vittoriodantuono.

  6. Ariano che se ne va | Life is... Says:

    […] lettera di mio cugino Vittorio, pubblicata un po’ di anni fa sul blog dell’amico Antonio Romano https://antonioromano75.wordpress.com/2008/03/09/ariano-che-ritorna/ inerente al libro “Ariano che se ne va” di Nicola Savino e Ottaviano D’Antuono (mio […]

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