Tanta voglia di lei…….

Ovvero dell’immenso desiderio che c’è di Politica

 È uno scenario sempre più fosco per la politica, imbrigliata in logiche di spartizione e di palazzo, dove la soluzione dei problemi della gente sembra sempre più un’attività marginale. La politica negli ultimi anni ha mostrato un fatto nuovo ed inquietante. Non solo l’incapacità di gestire i problemi, ma soprattutto l’incapacità di pensare all’emergenza come fatto di inaudita gravità. L’emergenza diventa la normalità.Non mi riferisco solo alle famigerate cose campane, mi riferisco alla prassi che si è consolidata nel tempo fino a definire nuove espressioni del gergo politico degli ultimi anni. “ Emergenza democratica” “emergenza prezzi” “ emergenza salari” “ emergenza stabilità del paese”. Quasi come se ogni parola legata alla parola “emergenza” fosse un problema che la politica dovesse affrontare in maniera eccezionale proprio perché fuori dalla sua sfera di competenza. La politica incapace non solo di risolvere i problemi ma di creare opportunità per tutti diventa un’inutile zavorra. Un sistema politico che non consente il licenziamento dei politici incapaci, che non consente la trasparenza, che non consente la possibilità che un popolo eserciti il controllo sui propri governanti non è un sistema politico ma un sistema di sopruso e tirannia. La cosa certo riguarda l’Italia nella sua interezza, ma siamo particolarmente sensibili alle vicende della Regione Campania. La terra che ha prodotto fenomeni letterari e culturali come Roberto Saviano, la terra della Bellezza continuamente violentata non è mai stata in grado di porre la “questione morale” di berlingueriana come presupposto per la convivenza civile fra le persone. La nostra terra oggi più che mai appare divisa in tanti feudi in ognuno dei quali è presente il signore locale che esercita il potere attraverso una catena di comando che parte da lui ed arriva fino allo sciocco luogotenente paesano che, per aiutare una futura vedova a portare via il marito dall’ospedale di Ariano prima della fatidica ora, arriva a farsi baciare le mani in segno di ossequio e di sottomissione. Manco fosse Antonio Gava.

Questo sistema che tutto ingloba e tutto fagocita si basa sul consenso di tutti noi e sulla funzione di controllo dei sergentelli che pensano solo come gestire il piccolo potere nell’amministrazione dell’Ente Pubblico o attraverso la segnalazione del parente al locale imprenditore affinché possa assumerlo in vista delle imminenti elezioni. Mi auguro che le elezioni politiche generali prossime del 13 e 14 aprile a livello locale rappresentino l’occasione non per rinnovare i politici( cosa impossibile) ma per rinnovare lo Spirito di Servizio che i politici devono avere nel prestare la propria attività a favore delle popolazioni che rappresentano. Vorrei che la prossima campagna elettorale sia l’occasione che vogliamo darci , da Sinistra a Destra, di fare Politica e non politica, di esprimere idee e non posizioni, di presentare progetti per il territorio che raccolgano il consenso di tutti piuttosto che il modo per perpetuare delle forme di potere e di prepotenze di cui tutti francamente ci siamo stancati. Siamo stanchi non di soffrire ma di non gioire più delle nostre vite

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