Memorie di un viaggiatore a riposo

Il venerdi sera tendo a non uscire più: mi dà fastidio la gente, temo di fare incontri fastidiosi. Alle 21.30 poi c’è sempre Padre Livio e la sua Catechesi Giovanile: forse l’unico momento della settimana che mi riesco a rilassare. Poi adoro sempre più il mio ufficio. Non lo lascerei per nulla al mondo. Ad una certa ora mi metto a vedere le foto: apro gli scatoloni e mi metto a vedere il mio recente passato. Bello vedere le foto: ne ho scelte qualcuna e spero di poter scrivere un post.

Uno pensa che Internet serva solo a fare download di file: ormai mi diverto a fare l’upload, ovvero a salvare su Internet file di lavoro, foto, pensieri. Penso che stiano più al sicuro su Internet che sul mio pc. E poi mi piace condividere le mie cose intime con i frequentatori della Blogsfera.

Ho scelto 4 foto significative. La prima è la Statua dell’Emigrante a Calitri.

Penso a certi paesi irpini ed è un dolore pensare a quale cultura popolare caratterizzi quelle popolazioni da quasi 200 anni ormai. Se penso a quanti irpini stanno in giro fra America, Europa, Australia mi viene da riflettere. Giorni fa ero all’ospedale di Ariano ed ho incontrato la mamma di un vecchio amico mio che non vedo da 10 anni. Vive in Australia ormai ed ha un fratello che vive in Scozia. La mamma spera che anche “lo scozzese” vada in Australia in modo tale che una parte della famiglia si riunisca per sempre prima della morte dei genitori. Mi è venuta un’immensa tristezza ed ho pensato invece a mia madre che ogni giorno mi chiede se voglio li ruoccoli o pipilli salisicchi e patane ma a me senza pipilli a l’acito ca nun mi piacciono. Oggi ca ea virnirì ti fazzo lu baccalà”. Ed io che rispondo:” Mà ti ni vuò o no ca aggia fatià?”. Sono sempre stato un emigrante di lusso anche oggi che sono un emigrante di ritorno e che mi diverto ad inventare qualcosa che non esiste.

Tromso nel maggio del 2003.

 

Sul battello che mi portava verso Hammerfest ho conosciuto una favolosa ragazza di Milano che stava andando ad un convegno medico. Se fosse stata da sola senza il professore della sua università sarebbe venuta con me. Le ho mandato una cartolina: sono stato per un attimo un suo pensiero esotico nel profondo Nord dell’Europa. Quante occasioni ci offre la vita e quante ne perdiamo. Di lei mi rimane lo scatto che mi ha fatto.

Altafjord di notte nell’attesa di un passaggio verso Honnisvag: sono stato una notte da solo a contemplare l’Oceano Artico.

Devo alla mia vita da vagabondo tutto, quel pò di apertura mentale e quel pò di predisposizione al sogno. Senza quella vita oggi sarei uno stanziale peggiore: ma non è detto che fra qualche anno ritorni a quella vita, in fondo l’unica serena che ho vissuto, che oggi mi fa pensare che preferirei fare il barbone sotto i ponti a Stoccolma piuttosto che l’infelice in casa mia.

In Germania a scrivere nel favoloso giardino di un facoltoso ragazzo vagabondo per 3 anni negli Stati Uniti. Non sapevo nulla di Internet e già avevo un diario. Posso dire che sulla strada ho imparato a scrivere. Al liceo fra Pisano e Marenghi non andavo mai oltre il 5 in Italiano: che bestia nera! Nello scegliere queste foto mi sono quasi emozionato nel vedermi in fondo sereno nel rivedere le cose belle della mia vita. Mi sono visto in pace con me stesso e ogni volta che sono partito solo per un posto o per una situazione di vita sono sempre tornato estremamente arricchito.

 

Devo all’autostop anche l’idea del mio lavoro: quando si è soli nelle scelte raramente si sbaglia. È la compagnia a traviarci: degli amici sbagliati, delle donne sbagliate, delle fedi sbagliate.

Quando ero piccolo credevo nell’esistenza di un’unica Verità. Ho passato troppo tempo a scuola a sentire professori che volevano farmi credere il contrario. Mi sono salvato per poco. Oggi vivo una dorata solitudine fatta di pensieri, blog, lavoro, telefonate agli irpini provvisori, alla preghiera, alla Fede in Dio che per me come per ognuno di noi vuole il meglio. Il fermo ai box di oggi serve a fortificare la mia fede e a farmi capire che nella vita ognuno ha la sua missione. Pian piano sto capendo quale sia la mia.

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5 Responses to “Memorie di un viaggiatore a riposo”

  1. Enzo Maddaloni Says:

    Carissimo Antonio,
    per prima cosa ricordati la prossima volta, quando incontri una “bella gnocca” di utilizzare l’autoscatto. Cosi ce la fai conoscere anche a noi umani provvisori.

    Seconda cosa mio figlio Andrea mi ha detto qualche mese fà: Papà ho capito una cosa: la verità non esiste….esistono le verità.

    Terza cosa e credo che sia la più importante il viaggio più importante che noi facciamo è la vita e quello alla ricerca di noi stessi e del nostro modo d’essere. I luoghi e le forme dei luoghi sono solo nella nostra fantasia. In proposito leggiti questa mia riflessione sul pensiero le forme ed i luoghi:

    Comunità Provvisoria e la sua “forma”….
    -Lettera aperta di Nanosecondo agli amici della comunità provvisoria dell’alta e bassa irpinia……

    sabato 5 gennaio 2008, di Enzo Maddaloni

    http://www.girodivite.it/Comunita-Provvisoria-e-la-sua.html

    Per quanto riguarda il fatto di voler diventare un barbone te lo sconsiglio ci sono molti lati positivo (la libertà) ma anche molti lati negativi (prova a dormiere nei cartoni per una notte e te ne accorgi).

    Per il resto e se la cosa ti può consolare, io prendevo tre hai compiti d’italiano non crucciarti più di tanto.

    La nostra è una grammatica interiore.

    Stai nella bellezza perchè è l’unica cosa che ti permette di realizzare i tuoi sogni.

    enzo

  2. emiliorex Says:

    Leggerti mi risulta ogni volta piacevole e doloroso.
    Piacevole e gratificante perchè nella tua soddisfatta sete di libertà affogo il mio represso anelito a migliori orizzonti , anche più vasti del nostro straordinario colpo d’occhio sul Meridione.
    Doloroso e triste poichè vedo che anche i migliori cervelli e le più innovative idee per migliorare il nostro piccolo mondo antico, per dirla con il Fogazzaro, trovano resistenze e muri di stupidità, che si autoricostruiscono più alti nonostante vengano abbattuti giorno per giorno.
    Tu sei per me una speranza concreta per questa nostra terra. E te ne sono grato.

  3. roberto Says:

    Antonio certo che ne hai fatta di strada, il tuo blog è davvero molto interessante, per qunato riguarda la ragazza certo che la vita è davvero strana basta un niente per cambiarla, mi raccomando continua così ed un saluto da rocca di papa.

  4. HERA-Klescampania Says:

    Ti rispondo come donna migrante: risposta breve, credo, chè le urgenze familiari chiamano a metter radici.

    Ho migrato per lunghi periodi stanziali : di 15/10 anni per volta.
    Durante uno di questi (a Parigi per nove anni, negli anni di Mitterrand-mi piace definirli così) ho incontrato e curato persone di 26 nazioni : era il mio primo impatto con l’ intercultura e i suoi fecondi risultati.

    TUTTI, indistintamente, avevano il problema di appartenere alle due culture e di essere barbaros , estraneo ad entrambe.
    TUTTI o quasi ( restringo l’ indagine e il ricordo agli uomini e donne che si ponevano la domanda e trovavano la risposta )riconoscevano l’ importanza del percorso individuale, che non li omologava né alla cultura e costumi del Paese di origine , né a quelli del Paese ospitante.

    Ho viaggiato abbastanza per periodi brevi e a medio termine per altri Paesi:ugualmente il tema dell’ essere barbaros appare, appena la presenza diventa operativa e non solo turistica.

    Non voglio dilungarmi: è un tema che posso riprendere sul blog della c.p. in altri momenti.
    Preferisco citare due riflessioni di un lama tibetano :DUGPA RIMPOCHE

    ” Felicità del nomade: chi cammina mette radici ad ogni passo.
    Ha il suo posto ovunque si trovi.
    Rinnova l’ amore spostandosi”.

    “Chi ha trovato il suo posto è simile all’ albero :mette radici e non si muove più”.

    Buona domenica Teresa Cella

  5. r.castagnozzi Says:

    Il turista va dove lo portano e si lascia guidare; il viaggiatore pianifica il suo percorso e lo segue; ad Antonio Romano basta arrivare… poi si vedrà. L’irpinia ha bisogno dei propri talenti e sono sicuro che l’incontro di un SORRISO GLOCALE ti farà diventare uno stanziale felice e produttivo per la sua terra. Raffaele

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