dieci anni da narrare l’uno all’altro

Grazie al maestro Francesco Guccini per avermi suggerito il titolo del post

Lowell Masschusetts Agosto 1998

Lowell Masschusetts Agosto 1998

 

Questa foto ha quasi dieci anni. Mi è venuta in mente durante la notte scorsa che non potevo dormire. Mi capita da molti giorni ormai che il demone dell’inquietudine rapisce il mio sonno e la mia voglia di riposare. Tale despota ritiene opportuno rubarmi il sonno ed indurmi a pensare.

Penso all’inquietudine e penso al divo Jack Kerouac, al quale dedicai quel favoloso viaggio di laurea nel New England dieci anni fa appunto. Visitai i suoi luoghi, visitai la sua tomba, il museo.

È stata più importante Lowell in quel viaggio che la facoltà di Economia all’MIT di Boston.

Già allora capii che forse la mia vita poco avrebbe avuto a che fare con i miei studi economici e molto di più con le mie passioni e le mie inclinazioni. Kerouac è il mio compagno ideale quando non riesco a dormire, quando divento malinconico, quando divento nostalgico, quando mi prende la mania di rivedere le foto e di emozionarmi nel vedere i volti di chi, per un motivo o per un altro non c’è più nella mia vita. Da ariete possessivo, questa cosa non l’ho mai sopportata, vedere le persone andare via, vedere i percorsi condivisi dividersi. Ho una maggiore accettazione della morte che della separazione. Capisco la morte non il dividersi: non riesco a lasciare le persone uscire dalla mia vita sapendo che prima o poi posso incontrarle al bar o di notte per le vie in diversi atteggiamenti. “Eran lì e sono già spariti…” avrebbe cantato il compaesano Vinicio Capossela. Sono passati dieci anni e tante cose sono successe, di belle e di brutte. Il decennio delle tante, troppe scomparse ed il decennio delle bischerate in solitaria o con gli amici, il decennio dei grandi amori ed il decennio delle grandi delusioni. Come tutti gli anni in fondo. Ma anche per me vale la regola che sto imponendo un po’ a tutti. Ovvero che quest’anno è il 2008. E gli anni si sa passano ma l’anima rimane ad accogliere tutti i cocci di cui è fatta ed a reclamare l’identità mai perduta ma troppo spesso calpestata. E quest’anno, grazie anche alla missione lampo di Capodanno in Sicilia con Castà e Matullò, mi è venuta una voglia incontenibile di andare. Ma non come sono andato in Inghilterra o in Scandinavia o negli Stati Uniti. Un andare errante vagabondo maledetto, come ebbe a definirmi a Roma una sera il caro Procopio. Un andare a fare il cameriere ma neanche che è troppo impegnativo, un andare a vedere le cose, a conoscere le persone. Una vita da Hobo, ma poi penso alle tante cose che faccio nella mia terra, alla grande vita che si può fare anche e soprattutto in un piccolo paese, come ricorda l’ipocondriaco di Bisaccia. Mi mancherebbero troppe cose ad andare via. Il coro, il mio lavoro, i miei pensieri che hanno fissa dimora sul Tricolle e che mai si sono sognati di seguirmi in tutti i miei viaggi. Vivo ad Ariano la possibilità di poter fare qualsiasi cosa in assoluta libertà, la libertà di leggere e di scrivere, di polemizzare e di catalizzare, provocare e riunire. Una vita da gran cerimoniere. Si in fondo il mio paese è l’amore più grande che ho mai avuto, secondo solo a quello per i miei nipoti. C’ è tanto ancora da fare e pensare, progettare condividere e donare. Tutto sommato questo primo decennio è andato e sono troppo legato ad ogni attimo della mia vita per poter pensare di cambiarlo. In fondo va bene cosi. Anche il mio è un percorso, anche la mia è una vita. E se alle 4 di notte ho il piacere di stare sveglio e scrivere certo è che sono un uomo fortunato perché riesco a vivere ogni mia passione proprio nell’istante in cui sento il desiderio di viverla.

Vi lascio con una delle foto alle quali sono più affezionato. La pietra di marmo con su inciso l’inizio di “Sulla Strada” di Kerouac. Un invito a fare un viaggio in America, l’altra America come noi europei chiamiamo l’America che ci piace, e a leggere la sua opera. Vi consiglio l’elegante edizione ne “I Meridiani” di Mondadori. 12,90€ davvero ben spesi.

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2 Responses to “dieci anni da narrare l’uno all’altro”

  1. raf.castagnozzi Says:

    Caro Anto alla fine anche il più errabondo dei vagabondi trova al petto della propria moglie la felicità che ha cercato invano nel mondo.
    Però nui partimo lu stesso amico mio. R.C

  2. io Says:

    Incredibile!!!!!!!

    …ma lo sai che nell’Agosto ’98 ero anche io tra New York, Long Island, Hartford, Boston, Cambrigde, Rhode Island????

    chissà…. forse ci saremo inconsapevolmente incrociati anche lì…che strane le coincidenze delle vite umane!!!!

    …è vero!!! tante volte la felicità è davanti al nostro naso e non riusciamo a vederla…perchè pensiamo di cercarla e trovarla sempre più lontano in giro per il mondo (USA, AUTRALIA, EUROPA, AMERICA CENTRALE)!!!!

    una randagia

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