LA SCONFITTA DEGLI UOMINI ONESTI.

Ricevo con piacere da Mimmo Cambria e pubblico sul mio blog.

Al limite di ogni sopportazione, umiliati dal padrone e dal sovrano di turno, i contadini infine insorsero. E’ l’inizio del brigantaggio storico. La situazione si aggravò subito dopo la vendita all’asta dei beni demaniali ed ecclesiastici. I compratori appartenevano prevalentemente ad una nuova borghesia rurale che si stava rivelando ancora più tirannica della precedente. L’aggravarsi delle condizioni dei ceti più abbienti causarono i primi disordini, che in pochi mesi assunsero le proporzioni di una vera e propria guerriglia. L’eversione della feudalità e la privatizzazione dei beni della Chiesa durante l’età napoleonica, che avevano trasformato l’assetto della società e dato origine alla questione demaniale, ebbe una parte rilevante nello stimolare la partecipazione dei contadini alla lotta armata. Tanti emigrarono. Per dove? a fa re cosa? Non lo sapeva nessuno di essi; in ogni caso, meglio la miniera, il sud Americo o l’Australia, che lavorare ancora in una terra amara che non ti dava niente o alla mercé del padrone di turno, oggi identificato nella regione o in uno Stato in disfacimento che aspetta di giorno in giorno solo il suo funerale. Francesco Saverio Nitti così definisce un emigrante dell’800: “Ricordo come se fosse ora, un vecchio contadino del mio paese tutto bianco, ma diritto tuttavia come un abete delle montagne: andava al Brasile: non possedeva che cinque lire e il biglietto d’imbarco; non sapeva leggere, non aveva nessuna nozione dei paesi dove si recava. Sapeva solo che altri della sua terra vi era stato. Gli chiesi da qual parte fosse il Brasile; mi rispose solo che era lontano, assai lontano che non si potea misurare quanta fosse la lontananza. E mi accennò con la mano in aria, come per indicare qualche cosa di strano e di indeterminabile”.

Lo Stato e la Regione Campania hanno deciso di aprire una nuova discarica sempre sulla stesso luogo, tra Difesa Grande a Savignano I., al centro di un vasto territorio coltivato a cereali, dove Ruggiero II il normanno tenne le sue seconde Assise nel 1142 e dove la sana gente irpina, quella che ha ancora il coraggio e la forza di lavorare la terra, è presente, ai confini con il popolo dauno, dalle identiche caratteristiche, ideali, aspetto filiforme, asciutto, con il viso cotto dal sole e le mani incallite come tutti coloro che lavorano la terra, che dietro ogni tramonto aspettano un’alba migliore negata oggi dalla regione, da una oligarchia di uomini che fluttuano, tutti assieme, nei fondi europei, frutto anche di coloro che percepiscono 500 euro al mese, che non hanno da vivere, che non riescono a raggiungere il 31 di ogni mese, che sudano lacrima amare, sangue, mentre il “potere” sguazza nell’oro e nell’allegria di un regime composto da “tutti assieme allegramente”. E la plebe piange. Tutti plebe, ceto medio e medio alto, contadini indefessi a lavorare per questa nuova classe baronale che ha trasformato le regioni in contee, province ed enti vari in gastaldi con a capo il barone di turno: tutti gli altri a lavorare per questa nuova classe di nobili.

E’ finita!

Anche la speranza è tramontata dietro uno dei tanti tramonti rossi.

E questa nuova massa contadina non è neppure come le precedenti, con i muscoli tesi a fare rispettare i propri diritti verso l’usurpatore di turno, è stata ridotta a popolo larva, i giovani definiti “generazione zero”, pieni di pretese pur sapendo che non vi è alcuna prospettiva per il futuro. E sono anche egoisti. Egoisti come tutti coloro che non sanno quanto sudore costi lo pane altrui.

Mentre il “regime composito” fa sentire sempre più forte la propria voce, anche attraverso quello dei manganelli che calano sulla gente onesta oramai sconfitta, come accadde allo scalo di Savignano quando i sindaci dei territori limitrofi si riunirono per difendere la loro terra, la loro gente, con il tricolore calpestato, e nel fango.

Addio Italia, ti meriti questo ed altro. Questo è arrivato, l’altro…a tra poco.

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