Il rilancio dell’Italia secondo il Professor Prodi

Sapete che non amo il Presidente Prodi anche se ho amato molto le sue lezioni che una volta faceva alla Rai.

“Il tempo delle Scelte” sulla Rai dall’Aula Magna dell’Università di Bologna. Era il 1992. Le sue trasmissioni ed il mitico articolo di Mario Monti del 7 settembre 1992 ( a commento dell’uscita della lira dallo SME) mi convinsero che l’anno dopo avrei deciso di passare i 4 anni più belli della mia vita sui testi di Economia.

Bene, sono passati 16 anni quasi da quando bazzico le cose dell’economia e leggendo le prime cronache sul Corriere al seguente articolo

leggo sempre le stesse cose davvero pallose. Per rilanciare l’Italia, giù le tasse ( giusto) giù la spesa( giusto) su la lotta all’evasione(giusto) si a legare la crescita dei salari alla crescita della produttività( giusto ma non si spiega se l’incremento dei salari debba avvenire a livello di contrattazione generale o a livello di contrattazione aziendale: propendo per la seconda). Non si dice assolutamente nulla di una cosa: le risorse che rimangano in più alle famiglie e alle imprese dove debbano essere impegnate. Ferma restando la libertà di individui ( sia famiglie che imprese) di impiegare le proprie risorse al meglio, sorge in Italia la necessità di incentivare sia le famiglie che le aziende a destinare le risorse in maniera particolare.

Per quel che riguarda le famiglie sorge la necessità di incentivare l’impiego delle risorse non nei consumi ma in formazione ed istruzione( altrimenti come si impianta il discorso sull’incremento della produttività? Solo sulle aziende? Ci credo poco)

Per le aziende sorge l’esigenza di destinare le risorse agli investimenti sia in Ricerca & Sviluppo, ma in special modo in attività di Ricerca di Commesse sui mercati esteri.

Serve quindi individuare i settori e le imprese che maggiormente necessitano di essere aiutate non solo a cercare nuove commesse ma a darsi una struttura interna capace di consentire loro di competere sui mercati, in special modo Extra-UE.

Quali sono i settori e le produzioni che hanno bisogno di attenzioni per poter essere vendute sui mercati asiatici ed americani? Sempre e solo moda e cibo? Mi farebbe piacere sentire il Presidente di Confindustria dire cosa il sistema delle imprese voglia ( non dico sia in grado di) fare per poter finalmente decidere di competere sui mercati internazionali

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2 Responses to “Il rilancio dell’Italia secondo il Professor Prodi”

  1. Vittoria Says:

    Purtroppo mi sto rendendo conto che la politica dice sempre tante belle parole, fa sempre tante proposte giuste, sia di destra che di sinistra,……… ma tra il dire ed il fare c’ è di mezzo il mare. Mettono in atto durante il corso del loro mandato soltanto un programma fatto di utopia. Speriamo che la situazione migliori.

  2. HERA-Klescampania Says:

    Ancora sulle donne dell’ Irpinia, riprendendo Mimmo che mi cita.

    La mia età mi porta a far parte delle femministe, anche se nel 75/76 invece di andar per barricate , dopo la l. in medicina, io sono entrata in analisi ed è iniziata l’ avventura della riflessione consapevole.

    Erano gli anni dei referendum e delle battaglie per il divorzio e per l’ aborto, gli anni in cui decidere se , come medico ospedaliero dovevo fare l’ obiezione di coscienza sull’ aborto o meno.
    Cioè, anni molto dopo il neorealismo ed Anna Magnani .
    Erano gli anni delle lotte civili e della legge Basaglia per la chiusura dei manicomi.

    Personalmente , come ben sapete, vivo lontana dall’ Irpinia , con periodi decennali di emigrazione sempre più a Nord : Andretta-Frosinone _Firenze_Parigi_di nuovo Firenze_di nuovo Andretta.

    Senza generalizzare e tenendo ben conto delle esprienze di donne come Luciana, che sono andate e tornate..molto prima di quanto stia facendo io..
    senza generalizzare ma chiarendo il mio primo commento, ripeto.

    La scelta di vivere come un/a Brava Bambino/a Adattata o una Bambin/o/a Libera o una Bambino/a Ribelle non è solo un costume delle donne irpine.
    E’ un DATO di FATTO , cioè un fenomeno nella visione di una particolare Scuola di Psicoterapia , quella della Analisi Transazionale.
    Ognuno di noi si porta dentro , come immagine interna, un Genitore, un Adulto e un Bambino, frutto delle complicate interferenze di tutte le forme possibili di autorità : la famiglia, la Chiesa, la Scuola come istituzione incaricata di forgiare il cittadino, usando le regole(le norme) e l’ affetto, l’ amore.
    Tutte e tre concorrono a modellare psichicamente e socialmente i bambini e le bambine che hanno sotto tutela.
    Tutte e tre hanno tendenza a proporre ai bambini solo dei modelli di adattamento funzionali al sistema collettivo : i bambini e le bambine veramente liberi sono mal tollerati, mentre i bambini e le bambine ribelli sono contrastati ed emarginati, incompresi anzi esclusi.

    Forse mi sbaglio, ma anche in Irpinia , la percentuale dei bravi/e bambini /e adattati/e è maggiore degli altri due tipi.
    Coltivare il proprio bambino interiore, pazzerello e creativo richiede libertà , coraggio e non adattamento alle regole che IL COLLETTIVO vuole imporre…fosse anche la firma di una petizione!!!

    Per questo , guardo con interesse a quello che emerge in loco , nella comunità provvisoria… ma tutto mi sembra in ritardo di 25/ 30 anni rispetto alle esperienze di Parigi e Firenze.

    con simpatia Teresa C. per HERA-KlèS

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