Sabato pian piano se ne va

Ogni tanto il mio amico arianese torinese Castà, lontano parente di Letizia,  mi parla del fantastico mondo della Città la dove non ci si conosce mai in fondo. Sono venuto oggi con lui a Benevento al Centro Commerciale  che, mesi fa, impressionò per dimensione e folla presente mia zia di Milano.

Francamente non ho notato questo sovradimensionamento rispetto a Bonola o Corsico: particolari metropolitani che certo mi sfuggono.

In questa vigilia di Epifania vedo questa corsa vorticosa all’ultimo acquisto, le stesse facce tristi di persone annoiate cosi come a Milano o Roma o qualsiasi grossa città con centro commerciale appena fuori le mura.

Vengo in questo posto a ricercare il sacro anche nei reparti di un supermercato, ad ammirare alcuni oggetti del desiderio che mai vorrò comprare proprio perché fanno parte del mio desiderio.

Fra questi c’è un favoloso righello in alluminio della Koinhoor. Mi ricorda le scuole elementari e l’amore spasmodico che da allora ho per la cancelleria. Ricordo che allora il righello d’alluminio era per me un oggetto quasi inavvicinabile, quasi una reliquia preziosa. Oggi che potrei comprarlo liberamente preferisco vederlo li nello scaffale. Certo che il reparto cancelleria dell’Ipercoop è nulla al cospetto del più bel negozio di Roma. Ovvero una cartoleria su Via Arenula a ridosso del Ghetto Ebraico. Una cartoleria immensa con molto oggetti anche di antiquariato: una sorta di paradiso che mi fa regredire alla dimensione dell’infanzia. Ma in questo sabato pomeriggio beneventano alla fine non rimane che una folla di gente informe in jeans e stivali da finto cowboy, giubbini di manifattura cinese venduti allo stesso prezzo di un capo sartoriale. Non amo i centri commerciali per le loro false luci, eppure sembrano gli unici posti dove si possa andare. Vorrà dire che uscirò ancora meno di quanto esca adesso e che passerò i prossimi mesi a pensare ad un nuovo grande viaggio.

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7 Responses to “Sabato pian piano se ne va”

  1. r.castagnozzi Says:

    CARO ANTO IL MESE SCORSO SONO ANDATO A CURIOSARE CON L’AMICO FAUSTO AL CENTRO COMMMERCIALE VULCANO BUONO DI NAPOLI.
    2 ORE DI FILA DAL CASELLO DI NOLA AL CENTRO COMM….
    TUTTA QUESTA FATICA PER VEDERE GENTE USCIRE DAL CENTRO SOLO CON UN BARATTOLO DI NUTELLA, UN PAIO DI CALZINI ECC. TU PENSA CHE ABBIAMO FATTO TUTTA QUELLA STRADA PER COMPRARE IO UN PIGIAMA E L’AMICO NU PARO DE MUTANDE, CHE TRISTEZZA!!! COME SIAMO FINITI MALE HO PENSATO!!! CONVIENE METERCI LO ZAINO IN SPALLA E PARTIRE, HAI RAGIONE TU

  2. angelo verderosa, il cugino Says:

    SE VOLETE PARTIRE facciamolo a piedi; l’idea è rifare il “CAMMINO di GUGLIELMO”. si parte dal Goleto e si arriva a Monte Sant’Angelo lungo l’Appia e la via dell’Angelo. Si passa per S.Michele a Monticchio, S.Maria di Pierno, Lagopesole, Castel del Monte. Il primo tratteggio è in http://altairpinia.blogspot.com/2008/01/da-goleto-castel-del-monte-con-la-moto.html
    _ splinder è elegante

  3. enzoluongo (già enzlu) Says:

    La prima (ed ultima volta) che ci sono entrato in un C.Comm. (Castel Romano) ho avuto pa-u-ra!! Molto peggio di quando (1982) neostudente a N.Y., ‘penetrai per visita’ (me meschino!!!) la centrale nucleare di Tree Mile Island da poco già regolarmente esplosa e taciuta al mondo (on March 28, 1979 Reactor 2 at the Three Mile Island (Pennsylvania) nuclear power plant suffered a partial meltdown. Metropolitan Edison Company).Vediamo perché: I C.Comm. ai miei occhi hanno: la stessa struttura urbana, organizzazione e soffocato (forse controllato?) rumore di un cimitero!! A parte i ‘fashion victim’ che lo popolano come gli ‘zombies’ dei promo di Michael Jackson (ed hanno già passato un bel guaio così1), tutti gli altri sembrano ‘in visita parenti al caro estinto’: faccia, inclinazione dorsale e contrazione spallucce sono di prammatica ‘fintovivo, fintofelice, finto interessato, fintoricco, in fintacompagnia’. Insomma finti va! In quel surreale surrogato di vita si celebra senza inganni la morte dell’essere umano. Infatti il Cimitero-C.Commerciale é il luogo del trapasso dalla realtà-goduta_subita alla realtà-sognata_desiderata. E’ il luogo dove si realizza la metamorfosi dell’essere umano da acquirente a compratore nell’apparente leggiadria delle facce. Da acquirente, cosciente, che non solo legge le etichette, ricerca i singoli prodotti, ma seleziona accuratamente anche il fornitore col suo negozio, ci si modella passando allegri per i ‘varchi infernali’ in incoscienti compratori, guidati per mano, anzi accuditi, dal Vate Pubblicità (il nostro moderno Virgilio). Non c’è dolore più grande credo che trasformarsi in qualcosa di indesiderato. Poi il procedimento ha termine, la visita ai laici sepolcri finisce, il buon essere umano torna il mediocre di sempre, si ri-infila nella sua bella vera-bara e in_fila nel traffico torna alla sua brillante_vita. Ipocrisia papista allo stato cristallino!!. Eppure per essere diversi basterebbe essere normali!. enzoluongo.

  4. domenico Says:

    Caro Antonio,
    c’era una mia poesia sul nostro rapporto con le cose che acquistiamo e con cui ci facciamo rappresentare, che penso fa al caso di queste tue riflessioni sui centri di acquisto. Anche se questi centri spesso diventano l’occasione per superare la nostra solitudine giornaliera dei grandi spazi cittadini, dove siamo sempre più collegati con il mondo attraverso l’attività collettiva della spesa quotidina, in luoghi che si somigliano e ci fanno sentire più parte di un mondo che non ci appartiene, e segnano sempre più la nostra disaffezione alle cose che non hanno avuto un’occasione speciale per farsi ricordare. Ed ecco che mi fai così pensare anche ad una poesia che non ho scritto, ma che mi frulla nella testa da tanto, solo non vuole venire fuori…per parlare della fortuna di quel libro che capita a tutti di trovare in una casa delle vacanze in modo inaspettato. Quell’unico libro che ci fa compagnia per quelle ore d’estate, e che ricorderemo perché unico, non importa di cosa parla, ma gli diamo attenzione, mentre rischiamo di non leggere tanti libri negli scaffali ora che ne sono sommati alle nostre spalle in libreria.

    tornando alla poesia di cui sopra, eccola:

    E’ strano, ti accorgi, che le persone
    cercano di somigliare ai piatti che regalano
    ai vassoi lisci e semplici, ai bicchieri
    disegnati barocco, complicati, e tanto più
    la gente si presenta vuota, tanto più cerca
    un merletto, per completare la vita
    o dare senso a tutto con un oggetto.

    a rileggerci presto… ti invito al viaggio,
    Domenico

  5. Alfonso Nannariello Says:

    un luogo commerciale come luogo di
    pellegrinaggio, percorso della risonanza del sacro che ci portiamo
    dentro. l’incarnazione è un commercium tra dio e l’uomo, un ammirabile
    scambio.
    un luogo commerciale come luogo dell’incontro con
    l’Intoccabile che si rivela in un righello da contemplere e di cui non
    ci si appropria con la famelicità del possesso.
    un oggetto del mercato
    rivela il volto del Bello che ha impresso la sua immagine somigliante
    in noi.
    se facciamo caso, come antonio ha fatto e scritto, ci
    accorgeremo di essere mistici, scopriremo la tensione alla nostra
    radice che è pianta del presente e frutto del futuro.
    alfonso

  6. Salvatore Says:

    Saluti e baci

  7. Anonymous Says:

    vedi che quella cartoleria purtroppo ha cambiato gestione e ora venda pseudorobaccia. Tutto ci ammomuna, anche la fissa per la cancelleria.

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