Tempo d’estate io vado al mare voi che fate?

Estate, un tempo strano.

Per me un tempo sempre difficile da vivere. Una sensazione che mi porto dietro da quando ero studente al liceo….

Mi deprimeva vedere che arrivava l’estate: finiva la scuola che amavo tanto ed incominciava il tempo del vuoto e della permanenza forzata ad Ariano. Luglio deserto: i ricchi e i ricchi di debiti erano andati al mare e si rimaneva in pochi sfigati sull’amato Tricolle. “ughè, po  ti fazzo verè a 18 anni mi ni vaco a Milano, ngulo a chi le mmuorto a tutti sti pipoli d’Ariano!”

Meno male che a 16 anni mio padre come premio per la migliore pagella del Liceo con la media del 9 mi impose di andare a fare il cameriere al Kristall. Altri erano andati in vacanza premio a Londra anche con tre materie da riparare a settembre. Poi dici che uno si butta a Sinistra….

“Mica ti pozzo tenè lloche a fa nu cazzo da la matina a la sera?” fu la motivazione che mi convinse ad intraprendere la carriera di portabibite. Ricordo che passavo il tempo fra le casse di coca cola, l’irriverenza verso i padroni che coglionavo con la mia ironia dicendo che ero rappresentante sindacale della signora Carmela della cucina,che mi minacciavano di tagliare il già magro salario se non finivo di fare lu quatto e mezzo, le scollature generose delle cafone dell’alta Irpinia e della Valle del Cervaro. Un erotismo felliniano del quale provo oggi una profonda nostalgia. Sono 15 anni che dico che devo andare a Paternopoli ad incontrare le sue mitiche belle donne. Se andassi troverei solo figlie di Maria De Filippi, e le mie coetanee di allora oggi le troverei con figli e gambe gonfie e vene varicose.

Estate tempo di viaggi e miraggi: da un po’ di anni non riesco ad allontanarmi dal Tricolle e la mia mente si ferma a concepire pensieri e scritture. Come è stato l’anno scorso e spero per quest’anno per il Folk Bullettino, come fu qualche anno fa per la Norvegia. Il viaggio, cosi come ogni forma di letteratura, assomiglia al lavoro del falegname: si parte dal disegno e si finisce con la lima in mano a smussare angoli e a definire colori. Si lavora fino a mezzanotte perché c’è una consegna da fare. La grande letteratura di viaggi è necessariamente letteratura immaginaria. Nonostante la lezione dei grandi Italiani ed i grandi Americani del ventesimo e del ventunesimo secolo, il viaggio immaginario che ognuno di noi può compiere non teme la rivalità di nessun “ Sulla Strada” o di nessuna “ In Patagonia”. E per fare un viaggio immaginario non esiste luogo migliore di Ariano. Per questo amo Ariano, la città di mia madre, che da decenni mi vede ospite. Come dicevo ieri in villa ad un futuro magistrato che ha frequentato anche lui la Cattolica a Milano:” Ad Ariano si nascondono i miei pensieri, dietro un angolo dietro un’aiuola sopra un albero.” Anche il pensiero di andare è stato concepito ed è venuto al mondo ad Ariano, anche l’idea di studiare e lavorare fuori. Anche l’idea di rimanere e di tentare la fortuna senza emigrare.

Qualcuno potrebbe dire che l’odio per un luogo e le persone che lo abitano possono indurre le persone ad andar via.  Per me è sempre stato il desiderio di tornare ad alimentare il desiderio di andare, ed il sogno segreto è stato sempre quello di tornare e sentire le persone dire: “ Ue ndò dà ndò vieni?” oppure “ Uagliù è turnato ndonio, ci virimo cchiù tardi ca ci bivimo na birra”

Negli ultimi tempi vedo che vivo la tentazione di scappare di notte come i ladri senza dire nulla a nessuno. Passerei prima per San Giorgio del Sannio per rapire per sempre qualche grande amico di sbronze e balconi molisani. Non potrei tradire Ariano per un altro luogo ma per la totalità dei luoghi. Ecco qui la mia anima zingara, grottese oserei dire. Partire senza meta e farsi guidare dal caso nel percorso. Direi Tirreno e poi salendo verso la Pianura Padana e poi Germania Polonia Russia e poi li perdermi nel deserto di foreste. L’unico posto dove vorrei andare: la Russia e raggiungere il Pacifico come Danilo Elia o come Matteo Pennacchi. Da li proseguirei verso gli States e poi vagabondare per tutta l’America come il grande Giorgio Bettinelli. Ci vorrebbero vent’anni e tanti quaderni sui quali scrivere di un’avventura incredibile che altro non sarebbe che vivere altrove una vita normale o anche banale. E nello stupore per l’altrove ritrovare le ragioni della propria vicenda esistenziale.

Ariano luogo immaginario: è questo che lo rende aperto al mondo e parte del mondo. Avere la possibilità di pensare ad una vita altrove ed essere capaci di pensare a questa vita pur stando qui. Ecco la sfida alla quale invito a partecipare tutti i giovani e meno giovani che hanno a cuore la Bellezza ed il legame con i luoghi nonostante Napoli, Gomorre, Saviani, Camorre e Brutture varie.

La bellezza di un posto è nel potersi identificare in esso, nel poterlo vivere nel sentirlo proprio. Ecco perché ad Ariano c’è da vivere e lottare, nonostante vendite fatte da politici, decreti legge firmati senza essere stati letti.

L’invito è sempre quello di vivere la bellezza. Come scrisse Zio Pasquale in una dedica ad  un libro su Tiziano che mi regalò anni fa: “ perché il gusto del bello pervada il tuo tempo”. Estendo questo invito a tutti gli amici ed irpini ovunque sparsi perché del nostro tempo qui ed ora rimanga per sempre una bella traccia.

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