In punta di piedi

È passato un po’ di tempo ormai dalla presentazione del libro di Nicola Savino “ In punta di piedi”, dedicata alla bella figura dell’Avvocato Fernando Greco.

Era il 17 di agosto 2007 nel Cinema Comunale di Ariano. Come mio solito sono andato alla presentazione con un larghissimo anticipo, quasi a volere pregustare l’atmosfera e a cogliere, prima della rappresentazione, le esatte motivazioni che possono spingere il pubblico a partecipare ad eventi come questo. Un evento particolare: ci sono state delle letture di alcuni passi del libro di Nicola, dei favolosi interludi musicali a base di standard jazz anni 30 e 40, c’è stato il ricordo di un compagno di partito. Ecco: delle celebrazioni pubbliche non mi piace la prospettiva pubblica che si vuol dare di un uomo che è stato certo personaggio ma non solo. Quasi come se un uomo non possa essere fratello, padre, marito. E cosi le prime file sono occupate dai vecchi compagni di partito venuti li per lamentarsi dei tempi che sono cambiati e delle figlie trentenni che hanno difficoltà a trovare un posto di lavoro, gente che ride ed aspetta la rappresentazione quasi teatrale di un qualcosa che per qualcuno ha ancora il colore e la forma del lutto. Ma questo ai più può apparire un dettaglio…..Meno male che è presente il fratello di Fernando, Renato, fine poeta di fama nazionale che ovunque vada ci tiene a ricordare le sue origini arianesi….Ci riporta ad una dimensione intima e delicata del vivere, fatta di ricordi e suggestioni personali, di dolore e di desiderio di ricongiunzione un giorno, chissà,  con i propri cari. Vi invito a comprare qualcuno dei suoi libri di poesia e di attendere l’imminente uscita dell’ultimo volume per il prossimo tardo autunno. Sono stato molto colpito dalla lettura della poesia dedicata al fratello

Perchè rimanga la memoria

Se sei desto non hai che dolore

ad occhi aperti non mi riconosci.

L’addio allora te  l’ho dato io 

perchè non eri in grado di parlare.

Sottovoce, fratello, senza lacrime

quando in camera siamo stati soli

Non mi hai sentito già dormendo il sonno

liberatorio indotto dalla morfina.

Più giovane di me, fratello, vai 

dove un giorno – chi sa – ci incontreremo

non mi so dare pace e so che è

l’ultima volta che ti vedo vivo

Sul punto di lasciare la tua casa 

ai tuoi due figli raccomanderò

di stare vicini alla loro mamma

orgogliosi di averti avuto padre.

 

L’ho ascoltata in religioso silenzio e da poco lontano ho sentito il pianto di una donna. Ho percepito nelle sue lacrime la vera essenza della serata, il valore del ricordo e dell’intimità soggettiva come misura del valore oggettivo delle cose. Al cospetto di tutto ciò ogni celebrazione, anche quella più dimessa, assume un tono eccessivamente retorico. Tutto deve passare attraverso le luci, meno male che esiste ancora il buio dove non c’è da aver paura come i bambini, ma c’è da esprimersi con pienezza, lontano da orecchie sorde ed occhi indiscreti. Un grazie particolare a Renato Greco che mi ha trattenuto quasi un’ora al telefono a parlarmi della sua interessantissima vita professionale e poetica e alla moglie di Fernando Greco, che con molto garbo e gentilezza mi ha concesso di trascrivere i versi della poesia dedicata al marito in una caldissima tarda mattinata di fine agosto. Con Fernando Greco ho avuto modo di parlare una sola volta davanti ad un aperitivo al Bar Tribunali qualche anno fa ormai. Ero poco più che uno sbarbato: che autorevolezza e che semplicità che aveva! Per quel che può valere un minuscolo ricordo, penso possa bastare il ringraziamento silenzioso della moglie nel momento del mio congedo. Serve anche questo per sentirsi parte di una comunità, serve anche ricordare e non dimenticare, serve soprattutto esserci.

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