Ben venga una nuova Regione che non sia una costola della Campania

Antonio Romano, consulente aziendale ed appassionato di Economia Regionale, interviene nel dibattito avviato dal Corriere sulla riorganizzazione del Territorio e la nuova Macroregione.

Il 4 novembre 2006 l’adesione della sezione dell’Udeur di Ariano Irpino al comitato Spazio Aperto del professor Martone ha riproposto il tema della riorganizzazione e della gestione ottimale del nostro territorio e, più in generale, del destino delle aree interne rispetto alle zone costiere.

Si è proposto un nuovo assetto istituzionale che preveda la nascita di una nuova regione che comprenda le province di Avellino, Benevento, Salerno e la nascita della nuova Provincia di Ariano Irpino. Il problema della Campania è un problema molto diffuso in quasi tutte le regioni di Italia: l’eccessivo peso del Capoluogo rispetto a quello delle altre provincie. In questo senso Milano Torino Roma e Napoli sono molto simili.

Perché la proposta del Comitato Spazio Aperto, cosi concepita, è una proposta mal concepita?

Perché si pensa ad una regione che nasca per scissione piuttosto che per agglomerazione. Ed oggi da un punto di vista economico e politico c’è bisogno di macro aree regionali più grandi e non più piccole: la globalizzazione questo impone. Questo implica che da un punto di vista Istituzionale si dia spazio alla creazione di enti unici che gestiscano territori logisticamente ed economicamente integrati sempre più grandi.

Pensiamo al processo di sviluppo economico ed infrastrutturale dell’Italia tutta negli anni 50 e 60: quel processo ha avuto successo perché la regia era unica.

Oggi invece, in uno scenario di Finanza Pubblica che prevede sempre meno trasferimenti dallo Stato alle Regioni, in cui la tendenza di lungo periodo alla federalizzazione dello Stato impone ai territori di ricercare nuove risorse all’interno dello stesso territorio piuttosto che a Roma, creare delle istituzioni efficienti ed in grado di governare un territorio crescente diventa prioritario.

Pensare che lo sviluppo delle zone interne possa avvenire se e solo se tali zone si separano piuttosto che integrarsi è illogico o quanto meno storicamente non più attuale.

Le zone interne dell’Italia vivono da sempre questo svantaggio competitivo rispetto a quelle costiere e certo si possono affrancare da secoli di ritardi certo se le regioni si mettono insieme. C’è la necessità di vedere Molise, Sannio, Irpinia, Basilicata unite insieme non solo da un punto di vista istituzionale ma anche da un punto di vista infrastrutturale ed economico.

Per coprire i 230 chilometri Napoli a Roma ci vogliono 2 ore e 21 minuti per percorrere chilometri.

Per coprire i 193 chilometri fra Campobasso e Potenza attraverso le zone interne ci vogliono 2 ore e 56 minuti. Anche qui parliamo di due capoluoghi di regione anche se non di due città gemelle come lo stanno diventando Napoli e Roma.

Fino a quando non si riesce a pensare alle zone interne di Abruzzo Molise Campania e Basilicata come ad un’unica entità territoriale, difficilmente si potrà pensare di vedere queste zone svilupparsi.

Perché per ciascuna zona interna sarà più facile guardare alle zone costiere della propria regione piuttosto che alle zone interne delle regioni confinanti. Aquila ed il Molise continueranno a gravitare intorno a Roma, Avellino intorno a Napoli, la Basilicata intorno alla Puglia.

Ben venga quindi una nuova regione delle zone interne dell’Appennino Meridionale piuttosto che una nuova regione costola della sola Campania.

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